USA. I suprematisti bianchi e le accuse a Trump «Ha evitato la parola terrorismo»

 Il messaggio su Twitter dell’ex presidente Barack Obama. La figlia Ivanka, ministri e un portavoce provano a rimediare. Ma anche i repubblicani protestano

Viviana Mazza • 14/8/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 420 Viste

NEW YORK «Signor presidente, dobbiamo chiamare il diavolo con il suo nome. Questi sono suprematisti bianchi. È terrorismo nazionale». Uno dei primi a protestare su Twitter è stato il senatore repubblicano del Colorado Cory Gardner. Criticava Donald Trump per la reticenza nel condannare esplicitamente le azioni dei manifestanti che sabato scorso sono discesi su Charlottesville con le svastiche e gli slogan anti-immigrati e antisemiti. Protestavano contro la rimozione della statua di un generale sudista e si sono scontrati — a pugni, con bastoni e spray al peperoncino — con gruppi di antifascisti. Poi, quando alcuni di questi ultimi si stavano rallegrando a un incrocio pensando di aver sconfitto i neonazisti, un’auto si è lanciata contro di loro, ferendo molti e uccidendo Heather Heyer, 32enne che lavorava in uno studio legale e adorava Bernie Sanders. In seguito anche due poliziotti sono morti: il loro elicottero è precipitato seguendo le proteste.

Trump, di solito rapidissimo nelle reazioni su Twitter, ha atteso un paio d’ore prima di condannare le violenze, che ha attribuito a «più parti», accusando cioè sia i suprematisti bianchi che gli antifascisti. Il senatore del Colorado non è stato l’unico politico repubblicano a criticarlo: uno dopo l’altro, molti gli hanno chiesto di additare chiaramente i responsabili e di riconoscere che il terrorismo non è solo islamico, ma è anche questo. Hanno parlato i senatori Ted Cruz e Marco Rubio, suoi ex rivali per la Casa Bianca. Persino Anthony Scaramucci, portavoce della Casa Bianca per appena 11 giorni, ha criticato il presidente per non aver usato toni abbastanza duri (ma prontamente ha dato la colpa a Steve Bannon, stratega con legami a destra). Altri, pur non criticandolo direttamente, si sono espressi in modo assai più chiaro, inclusa la figlia Ivanka («Non c’è posto in America per razzisti, suprematisti bianchi e neonazisti» il suo tweet), il consigliere per la Sicurezza nazionale McMaster («Questo è terrorismo») e il ministro per la Giustizia Jeff Sessions, che ha appoggiato un’indagine dell’Fbi sulle motivazioni razziali dell’assassino.

Al di là delle parole, al presidente si chiede di prendere chiaramente le distanze da gruppi che lo hanno appoggiato durante le elezioni, gruppi che «fanno leva sui nostri peggiori pregiudizi» e che non vanno tollerati, ha sottolineato il sindaco di Charlottesville Michael Signer. Va detto che le parole di Trump sono state sufficienti a far arrabbiare David Duke, ex leader del Kkk: gli diede l’endorsement, ora gli dà dell’ingrato. Ma la rivista neonazista Daily Stormer ringrazia: «Il presidente non ci ha attaccato… e ha dato la colpa dell’odio anche agli antifascisti». Dopo tante pressioni, ieri, un portavoce della Casa Bianca ha precisato che la condanna del presidente «chiaramente include suprematisti bianchi, Kkk, neonazisti e tutti gli estremisti». Ma chi piangeva per la trentenne Heather, «morta mentre si batteva contro l’odio», voleva qualcosa di più dal leader della nazione.

FONTE: Viviana Mazza, CORRIERE DELLA SERA

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