Ucciso il fuggitivo della strage di Barcellona
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Aveva una finta cintura esplosiva. Dopo le polemiche la sindaca Colau cede la testa del corteo di sabato prossimo alla cittadinanza
BARCELLONA. La polizia catalana ha sparato ieri una raffica di colpi e ucciso a Subirats, a 50 km da Barcellona, il principale sospettato per la carneficina delle Ramblas: Younes Abouyaaqoub. In una mattinata convulsa, con un falso allarme bomba in pieno centro a Barcellona, ne aveva diffuso foto e dati fisiognomici. Secondo la ricostruzione dei Mossos d’Esquadra, avallata da alcune immagini, Abouyaaqoub – che sarebbe stato costretto ad abbandonare il furgone in mezzo alle Ramblas a causa dell’azionamento dell’airbag e del conseguente blocco del sistema elettrico – sarebbe scappato velocemente dentro il mercato della Boqueria, dove si sarebbe confuso tra la folla (una foto lo proverebbe), e avrebbe raggiunto a piedi l’altra punta della città, la Zona Universitaria, a più di un’ora di cammino. L’ipotesi della metro sarebbe stata invece scartata perché non sarebbe stato ripreso da nessuna telecamera. Una volta raggiunta la zona ovest della città, avrebbe pugnalato Pau Pérez, che da ieri è ufficialmente la vittima numero 15 dell’attentato, e si sarebbe impossessato della sua auto. Il resto è noto: avrebbe saltato un posto di blocco, con il cadavere di Pérez sul sedile posteriore, per poi abbandonare la macchina a pochi chilometri di distanza. Da quel momento è stato ricercatissimo dalla polizia, fino a ieri, quando una donna l’avrebbe riconosciuto a Subirats e avrebbe avvertito le autorità. Anche lui, come gli altri terroristi freddati a Cambrils, portava una cintura esplosiva finta.
QUESTE LE PRINCIPALI novità sul fronte delle indagini. Dopo che ieri è stato confermato che è dell’imam, che si ritiene la mente di tutto l’attentato, il corpo identificato fra le macerie dello chalet esploso mercoledì a Alcanar, il quadro è questo: sono stati uccisi sei terroristi, cinque a Cambrils e uno a Subirats; quattro sono detenuti (il primo, Driss Oukabir, è già stato portato a Madrid davanti all’Audiencia Nacional) e infine due sono dispersi, il misterioso imam, che nessuno sembrava conoscere bene, e una seconda persona, forse anche lui finito sotto le macerie di Alcanar (sembra che i corpi smembrati dall’esplosione siano due). Nove dei 12 erano fratelli di quattro famiglie.
NONOSTANTE LA RAPIDITÀ delle indagini, e la fluida relazione dei Mossos con la stampa, certamente arriverà il momento di farsi delle domande. La prima è come è possibile che, se è vero quanto veniva delineandosi ieri, e cioè che i terroristi preparavano l’attentato da mesi, nessuno si fosse accorto di nulla, né Mossos, né Policia nacional. Secondo, e di questo si lamentava la comunità islamica di Ripoll, località da cui proveniva la maggior parte dei terroristi, come è possibile che il governo non avesse informato che l’imam Es Satty aveva gravi precedenti per droga (era stato in carcere quattro anni), cosa che lo faceva inadatto all’incarico. E non basta: Es Satty era stato in contatto con uno degli autori dell’attentato di Madrid dell’11 marzo 2003. E questo quando il governo viene informato puntualmente ogni volta che una comunità nomina un iman.
MA IERI È STATA ANCHE giornata di iniziative politiche. In mattinata si è riunito il Patto antijihadista, firmato solo da Pp, Psoe e Ciudadanos, tra i partiti principali. Ma tutti gli altri partiti, fra cui Podemos e i nazionalisti catalani e baschi, escluso EH Bildu, hanno partecipato alla riunione col ministro degli interni Zoido come osservatori «per senso di responsabilità». Non che siano state prese ancora misure concrete, ma era l’immagine di unità che si cercava. Un’unità che invece minaccia di rompere il partito indipendentista e assemblearista catalano della Cup: avvertono – e sono stati criticati persino da Podemos per questo – che non parteciperanno alla grande marcia unitaria di sabato prossimo a Barcellona perché ci sarà il re, «che per noi non è benvenuto», dicono, e che considerano «un’enorme ipocrisia» che il re venga a «passeggiare a Barcellona» mentre mantiene «relazioni di amicizia economica» con le monarchie del Golfo, come quella del Qatar o degli Emirati Arabi, «che finanziano il terrorismo». Anche gli indipendentisti di Esquerra Republicana hanno chiesto al re di non partecipare all’iniziativa. La sindaca Ada Colau, d’accordo con il governo catalano, ha deciso comunque di cedere la testa del corteo alla cittadinanza e che i politici (e dunque anche eventualmente il re) saranno in secondo piano.
CHI SI È UNITA IERI, a Plaça Catalunya, è stata anche la comunità musulmana: un migliaio di persone, per protestare contro il terrorismo, anche loro al grido di «No tinc por». Hanno raggiunto il punto della Rambla dove in questi giorni si è andato formando un commovente altare pieno di fiori e candele. Purtroppo ci sono anche da segnalare un alcuni sporadici (per fortuna) episodi di intolleranza: domenica per esempio un gruppo di una decina di neonazi di Hogar Social ha attaccato la moschea dell’Alabaicín di Granada.
FONTE: Luca Tancredi Barone, IL MANIFESTO
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