Lo sgombero di Roma: Eritrei ed etiopi scacciati senza avere un piano B

Roma. Sgombero di via Curtonatone. Unhcr: «A Roma centinaia di persone, in fuga da guerre, dormono in terra senza alcuna assistenza»

Adriana Pollice • 22/8/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 894 Viste

I rappresentati della comunità che dal 2013 occupava l’edificio di via Curtatone, a Roma, hanno incontrato ieri mattina lo staff dell’assessorato comunale alla Persona, Scuola e Comunità solidale. Si tratta di Etiopi ed Eritrei, per lo più con permesso di soggiorno o richiedenti asilo, sgomberati sabato mattina all’alba. All’arrivo delle forze dell’ordine erano in 600 ma di solito sono in 800. Molte donne, anziani, disabili, famiglie con bambini che vanno a scuola nei dintorni. Almeno in 200 si sono rifiutati di allontanarsi, così si sono stabiliti nelle aiuole di piazza Indipendenza, lì accanto, nella speranza di rientrare. Ieri è stato avviato un tavolo condiviso per cercare una soluzione.

Padre Mussie Zerai, sacerdote eritreo presidente dell’agenzia Habescia, che ha partecipato all’incontro, ha definito grave «lo sgombero effettuato senza un piano B». Il comune ha avviato il censimento dei migranti di via Curtatone per verificare, in particolare, le situazioni più gravi, come famiglie con minori, anziani e disabili ma, a tre giorni dallo sgombero, molti sono già dispersi per la città. Nello stabile hanno avuto il permesso di rimanere solo un centinaio di persone: si tratta di famiglie con minori, 35 i bambini.

ALL’INCONTRO non hanno partecipato l’assessora Laura Baldassare e la sindaca: «Abbiamo incontrato una rappresentanza del gabinetto di Virginia Raggi e lo staff dell’assessorato – ha spiegato padre Zerai -. Stiamo cercando di farci dare un appuntamento dalla prefetta di Roma. Si tratta di persone che hanno l’asilo politico o addirittura la carta di soggiorno, persone cioè già fuoriuscite dai percorsi di accoglienza, che non possono essere ospitati nei centri per migranti o negli Sprar. Andrebbe attivata la protezione civile nazionale per tamponare l’emergenza. Questo lo può fare solo il ministero o il governo».

LA COMUNITÀ che viveva a via Curtatone si è stabilita lì subito dopo la strage di migranti di Lampedusa del 2013: «Questa occupazione – conclude Zerai – rappresenta il fallimento del sistema accoglienza: da una parte lo stato si assume la responsabilità di proteggere queste persone, dall’altra le lascia in mezzo alla strada. Invece di preparare un percorso di inserimento per questi rifugiati, che sulla carta sono stati dichiarati bisognosi di accoglienza e protezione, vengono lasciano soli. Sappiamo che l’ordine è arrivato dalla prefettura, ma non si può sgomberare senza un piano B».

Anche l’Alto commissariato Onu per i rifugiati sta monitorando la situazione: «Quello che ci preoccupa – sottolinea Barbara Molinario – non è solo l’assenza di un’alternativa ma anche la mancanza totale di informazione: alcuni non hanno idea di cosa stia succedendo. Noi siamo in contatto diretto con i funzionari delle prefettura e con il comune, nessuno ci ha parlato di possibili soluzioni alternative. Sono centinaia le persone in fuga da guerre e persecuzioni, in transito a Roma, costrette a dormire per terra in assenza di strutture di accoglienza». Condanna l’intervento della polizia anche Amnesty International.

SIMON ha deciso di non allontanarsi dallo stabile dove viveva: «Ho perso una gamba dopo una malattia, ho problemi seri di postura e forti dolori. Ma non avendo alternativa dormo qui. Mi hanno fatto rientrare solo per prendere le mie cose». Chi è all’interno butta giù cuscini, lenzuola e materassi per permettere a chi è fuori di dormire in modo meno precario. Il gruppo si attrezza come può ma non c’è nessuna assistenza e neppure una soluzione in vista in tempi brevi.

L’EDIFICIO da sabato è costantemente presidiato da polizia e vigilantes privati. Sul lato opposto di piazza Indipendenza c’è la sede del Consiglio Superiore della Magistratura, a trecento metri il consolato tedesco, a pochi passi la redazione romana del Sole 24 Ore e il Corriere dello Sport. Il palazzo (32mila metri quadrati) è di proprietà di Idea Fimit, che gestisce il fondo Omega. Il primo dicembre 2015 il gip del Tribunale di Roma ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell’edificio in relazione al reato di occupazione abusiva. Un provvedimenti mai eseguito, nonostante due solleciti formali nel 2016, fino a sabato scorso. Nel quartiere gira la voce che vorrebbero trasformare la struttura in appartamenti oppure in un centro commerciare.

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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