Roma, fuori un altro. Licenziato Mazzillo, arriva Lemmetti

Campidoglio. Raggi manda via l’assessore al bilancio e chiama Lemmetti dalla giunta di Livorno. Il silurato aveva criticato la sindaca ed era contrario alla procedura di concordato preventivo per Atac

Giuliano Santoro • 24/8/2017 • Politica & Istituzioni • 368 Viste

Le porte girevoli della giunta romana continuano a roteare. Esce l’assessore al bilancio Andrea Mazzillo, entra il suo omologo livornese Gianni Lemmetti. «Confermo la stima personale nei confronti dell’ex assessore, ma la priorità resta quel progetto che ha portato il M5S in Campidoglio», dice Virginia Raggi. Il passaggio di consegne va letto in chiave tutta politica: poggia sulla pietra angolare dei conti di Roma e marca le difficoltà nella gestione delle aziende partecipate.

È POMERIGGIO QUANDO si sparge la voce: Mazzillo sta per essere rimosso. L’assessore aveva parlato poco meno di un mese fa della necessità che le decisioni venissero riportate a Roma, schierandosi contro la tendenza ad affidarsi a «tecnici» venuti dal nord. Traduzione facile facile: trattavasi di attacco ai «suggerimenti» di Davide Casaleggio e dei vertici del Movimento 5 Stelle. Per di più, il colpo era stato sferrato da un membro della giunta proveniente dal M5S romano che ha dato fiato al malcontento di una parte del mondo pentastellato locale. Dalle elezioni che videro trionfare Virginia Raggi i grillini non organizzano momenti di discussione collettiva, dunque si era di fronte al primo accenno di dialettica interna. Il dissenso sarebbe stato corroborato dall’aperto malumore della base di fronte alle nomine di Margherita Gatta e Rosalba Castiglione rispettivamente ai lavori pubblici e alle politiche abitative.

«Mazzillo viene dall’attivismo di Roma, dai tavoli di lavoro», dice ad esempio Cristina Grancio, consigliera comunale sospesa dal gruppo in Campidoglio a causa del suo dissenso dalla grande opera dello stadio della Roma a Tor di Valle. Per Grancio, Mazzillo rappresenta «il concreto esempio di attivista che se si impegna ed è all’altezza poi trova spazio nel Movimento 5 Stelle».

Il diretto interessato cade dalle nuvole, testimoniando la mancanza di chiarezza nella giunta e di trasparenza nel M5S romano: «Mi hanno fatto fuori? – dice alle agenzie – Sono stato fino a ieri sera con la sindaca e non mi è stato detto nulla. Ci siamo incontrati per una lunga riunione informale su Atac. Se quello che mi dite corrispondesse al vero, si tratterebbe di un modo di procedere inaccettabile. Non è così che si trattano le persone».

BALLANO MILIONI DI EURO di debiti e le difficoltà di Raggi. Mazzillo è contrario ad aprire una procedura di concordato preventivo per Atac, soluzione che a suo parere metterebbe a rischio anche le casse del comune. Che la questione dell’azienda della mobilità pubblica sia centrale è confermato dal fatto che al posto di Mazzillo arriva Lemmetti, che nella città amministrata da Filippo Nogarin ha gestito proprio il concordato preventivo di Aamps, l’azienda partecipata del Comune che si occupa di rifiuti. Il neo-assessore ritrova Luca Lanzalone, l’avvocato genovese che da aprile è presidente di Acea e che a Livorno ha lavorato alla procedura concorsuale.

DIPENDENTE DI EQUITALIA in aspettativa, Mazzillo fino a poche settimane fa era considerato un raggiano di ferro. Ha una storia politica che precede il M5S. È stato nel Pd, legato ad Alessandro Onorato, ora consigliere nella lista Marchini. Nel 2006 si è candidato nella Lista civica per Veltroni a Ostia. Anni dopo, nella scorsa consiliatura, fa parte della commissione per la spending review presieduta dal grillino Daniele Frongia. Poi diviene coordinatore del tavolo cittadino sul bilancio del M5S e dopo le ultime elezioni entra nello staff della sindaca. Fa parte della giunta dal 30 settembre dello scorso anno, dopo le dimissioni del primo assessore al bilancio Marcello Minenna, cui era seguita la delega prima annunciata e poi ritirata all’ex procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele De Dominicis. L’annuncio della nomina di Mazzillo era arrivato contestualmente a un’altra nomina, quella dell’imprenditore veneto Massimo Colomban alle partecipate, caldeggiata da Casaleggio. Anche lui, secondo quanto annunciato prima delle vacanze d’agosto, sarebbe in procinto di lasciare l’amministrazione di Roma.

FONTE: Giuliano Santoro, IL MANIFESTO

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