A Pistoia don Massimo Biancalani dice messa e sfida i fascisti: “Porterò i migranti al mare”

Grande folla a sostegno del parroco e fischi contro il presidio di Forza Nuova

MASSIMO VANNI • 28/8/2017 • Immigrati & Rifugiati • 675 Viste

Grande folla ieri per la messa celebrata a Pistoia da padre Massimo Biancalani, il sacerdote che ha subito attacchi per aver accompagnato migranti in piscina. Tra le contestazioni, presenti anche militanti di Forza Nuova, per “controllare” l’omelia. Il sacerdote ha stretto la mano anche a loro

PISTOIA. Gli applausi per il prete che porta in piscina i migranti, i fischi, le urla «fascisti» e i pomodori per Forza Nuova. La piccola parrocchia di Santa Maria Maggiore di Vicofaro, periferia di una Pistoia passata da neppure due mesi nelle mani del centrodestra dopo 70 anni, diventa per un giorno la capitale dell’accoglienza. E quando don Massimo Biancalani si affaccia sul sagrato, prima ancora che cominci la messa concelebrata con il vicario del vescovo di Pistoia, a riprova del sostegno ufficiale della Chiesa, scatta un lungo e sentito applauso che vale più di mille parole.

Due giorni prima, Forza Nuova aveva annunciato di voler partecipare alla messa di don Biancalani per «vigilare sulla dottrina». E la risposta è stata una folla mai vista a Vicofaro. Don Biancalani, il prete che spalanca le porte ai migranti e li porta in piscina, getta lo sguardo sulla piazza gremita e si rincuora. E non si scuote neppure quando una quindicina di militanti di Forza Nuova, scortati a vista dalla Digos, attraversa in silenzio la piazza antistante la chiesa in mezzo ai fischi e alle grida “fascisti”: don Massimo stringe loro la mano, uno ad uno, all’ingresso in chiesa. E raccomanda solo: «Ragazzi state tranquilli, non è necessario che ve lo dica…».

È comunque una messa blindata quella di Vicofaro. Le camionette fuori, la Digos dentro che controlla i militanti di Forza Nuova seduti alla destra per chi guarda l’altare. Dalla parte opposta rispetto ai migranti africani, quasi tutti musulmani, che don Massimo accoglie in parrocchia. E che non lo lasciano mai solo, quasi a volergli fare da scorta: «Sono i miei ragazzi », spiega il sacerdote. «Li ho portati in piscina e a settembre li porterò anche al mare», dice pure don Biancalani. Noncurante di cosa potrà dire stavolta il leader leghista Salvini, che si scagliò contro la foto del prete con i migranti in piscina.

L’accoglienza per don Massimo è la prima testimonianza di fede. È la chiesa che si fa “ospedale da campo”, come dice durante l’omelia prendendo a prestito le parole di Papa Francesco. E non può essercene per nessuno: «I provvedimenti presi dal governo sono inaccettabili », dice don Biancalani dal pulpito sollevando un altro lungo applauso.

Non cita il ministro Minniti, ma è chiaro che si riferisce a lui e al codice delle Ong: «Si fa polemica sui 35 euro al giorno per ogni migrante, ma stanno partendo fiumi di denaro verso le coste libiche. Non penserete mica che ce li fermino a gratis?», dice don Biancalani. Riferendo dei racconti dei suoi ‘ragazzi’ sui lager creati in Libia per fermare i migranti e dei rischi mortali per chi prova a scappare.

Forza Nuova ascolta in silenzio. Si alza solo quando don Massimo dice «la messa non è finita, continua nella vita». E fuori la folla aspetta proprio i militanti: «Fascisti carogne tornate nelle fogne», si urla lanciando pomodori. Alcuni militanti d’estrema destra rispondono con il saluto romano. Ma le forze dell’ordine allontanano velocemente i militanti: «Un fascista è anche un buon cattolico», dice prima di ripartire il coordinatore toscano di Forza Nuova Leonardo Cabras. «Con le parole di don Biancalani non c’è nessun punto d’incontro, dovrebbe occuparsi del bene delle anime e stop», aggiunge.

Ma la piazza non la pensa così. C’è chi è arrivato da Firenze, chi da Livorno, chi da Prato. Solo per testimoniare solidarietà al parroco di Vicofaro. Il segretario toscano Dario Parrini, guida il presidio organizzato del Pd a fianco della chiesa. Mentre Sinistra italiana è presente con la deputata Marisa Nicchi.

Fonte: MASSIMO VANNI, LA REPUBBLICA

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