L’incubo atomico? “Chi vide l’inferno non ne esce”

L’intervista. Junji Sarashina, 88 anni, sopravvissuto a Hiroshima, ha dedicato la vita ai pericoli dell’atomica

ANNA LOMBARDI • 30/8/2017 • Guerre, Armi & Terrorismi, Storia & Memoria • 528 Viste

«Sono vecchio e stanco, mi capisca, di queste cose vorrei non dover più parlare… ». Junji Sarashina, 88 anni, è il presidente dell’American Society of Hiroshima- Nagasaki A-Bomb Survivors. Aveva 16 anni quando gli aerei americani sganciarono su Hiroshima l’infame “Little boy”, il 6 agosto del 1945. Lui, che era americano di nascita – è nato sull’isola di Maui, alle Hawaii, nel 1929 – ma si trovava in Giappone per studiare, sopravvisse alla bomba rialzandosi senza neanche un graffio mentre intorno giacevano i corpi dei suoi compagni maciullati dalle schegge. Poco più in là, lo ha raccontato in tante occasioni, c’era una piscina con dei ragazzini dentro ancora vivi: bambini che tentò di aiutare a venir fuori. Ma gli rimase la loro pelle arsa in mano.

È lui a rispondere al telefono della sua casa di Buena Park, in California, all’indomani dell’ultimo lancio di missili da parte di Kim Jong-un. La voce è stanca, di chi non ne può più. «Che follia. Ma purtroppo dagli uomini bisogna aspettarsi di tutto. Gli uomini, si sa, non imparano mai».
Un missile ha sorvolato l’isola giapponese di Hokkaido: com’è possibile, 70 anni dopo, che sul mondo torni ad aleggiare lo spettro dell’atomica?
«Abbiamo ripetuto per decenni che bisognava imparare da Hiroshima e Nagasaki. Ho dedicato la mia intera vita a far comprendere l’enormità di quell’evento atroce. Eppure, cosa vuole che le dica. Non è bastato».
Lei è uno degli ultimi sopravvissuti a quella terribile bomba: qual è il messaggio che ha cercato di diffondere per tutta la sua vita?
«Un messaggio semplice: il nucleare non fa vincere guerre. Porta distruzione e basta. Peccato che ora c’è chi lo dimentica. O finge di non saperlo» E ora che Trump e Kim Jong un sembrano fare sul serio cosa pensa? Ha paura?
«Ho sempre paura. Sempre. La paura è qualcosa con cui convivo da anni. Chi ha visto l’inferno come me sa che non potrà più uscirne. Quello che abbiamo visto è sempre con noi: peggio, è dentro di noi».
Alla fine la lezione della Storia servirà? Prevarrà il buon senso?
«Lo spero. E spero anche che in nessun luogo e per nessun motivo qualcuno debba ancora soffrire quello che abbiamo patito noi. Nessuna guerra, nessuna sfida, potrà davvero essere mai vinta con l’orrore»

Fonte: ANNA LOMBARDI, LA REPUBBLICA

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