La legge sul caporalato svuotata dalla mancanza di ispezioni

Commissione d’inchiesta al Senato. Relazione stretta, riconoscono i senatori, tra lo sfruttamento nei campi e la scarsa cura per la salute e la sicurezza sul lavoro dei braccianti

il manifesto • 2/8/2017 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 352 Viste

Acqua, cibo, un posto dove riposare e condizioni di lavoro non da schiavi: erano queste le richieste di un centinaio di braccianti, italiani e stranieri, al lavoro sotto il sole in questa estate infuocata nelle campagne del foggiano nella raccolta dei pomodori che solo due giorni fa hanno manifestato a Bari. Molti abitavano nelle baracche del Gran Ghetto di Rignano Garganico, sgomberato qualche mese fa.

Gli enti locali pugliesi hanno sottoscritto in questi giorni un protocollo a Lecce a sostegno di progetti volti a migliorare l’offerta di servizi di trasporto, alloggio, ma denunciano anche loro, insieme ai sindacati dei lavoratori agricoli, il buco nero delle ispezioni sulle condizioni di sfruttamento nei campi.

Ad un anno esatto dall’entrata in vigore della legge 199 contro il caporalato, ieri la Commissione d’inchiesta del Senato sugli infortuni e la sicurezza sul lavoro ha diffuso una relazione sull’applicazione del testo lamentando una sostanziale stasi delle indagini degli ispettorati ex Inail, stasi che rende di fatto monca la normativa, tanto decantata dal governo e dal segretario Pd Renzi.

Scrive la Commissione: «Senza controlli non si potrà mai applicare alcuna legge che tuteli effettivamente il lavoro nella dignità, nell’uguaglianza, nelle garanzie di diritti che il nostro paese ha conquistato ormai da molti decenni». A detta della Commissione il fatto che «l’Ispettorato nazionale del Lavoro debba ancora completamente decollare e che comunque, nel settore dell’agricoltura, abbia ridotte possibilità di intervento in materia di sicurezza, dimostra che ancora bisogna insistere sulla competenza e sul coordinamento degli ispettori del lavoro e degli ispettori delle aziende sanitarie locali, che rimangono l’organo di vigilanza per definizione nell’ambito della sicurezza del lavoro».

Anche perché – aggiungono i senatori – «è inverosimile che un datore di lavoro assuma per pochi euro al giorno un lavoratore e poi lo metta in condizioni di sicurezza, di valutazione del rischio, di sorveglianza sanitaria».

Da destra 33 parlametari tra cui il senatore di Gal Luigi D’Ambrosio Lettieri con una mozione chiedono al governo di emanare nuove linee guida nazionali «di concerto con le organizzazioni del settore» per rafforzare i controlli. Il contrario di ciò che chiedono i sindacati anti-caporali.

FONTE: IL MANIFESTO

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