Crisi coreana, Trump insiste e sanziona Cina e Russia
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NEW YORK. L’amministrazione Trump ha imposto nuove sanzioni a Cina e Russia, per premere sui due paesi affinché operino per fermare lo sviluppo di armi nucleari da parte di Pyongyang. Le nuove sanzioni riguardano 6 individui e 10 organizzazioni che, nonostante i divieti Onu, hanno legami finanziari con la Corea del Nord.
«È inaccettabile che individui e imprese in Cina, Russia o altrove consentano alla Corea del Nord di generare redditi che verranno utilizzati per sviluppare armi di distruzione di massa e destabilizzare la regione», ha dichiarato Steven Mnuchin, segretario del Tesoro. Nel mirino ci sono aziende cinesi che recentemente hanno fatto accordi con Pyongaynag per il commercio di petrolio e carbone ma sono state sanzionate anche società che hanno fornito servizi bancari al regime nordcoreano rendendogli possibile effettuare transazioni finanziarie.
La parte di chi abbassa i toni è stata affidata al segretario di Stato Rex Tillerson, che in alcune delle dichiarazioni più concilianti su la Corea del Nord fatte dall’amministrazione di Trump, si è complimentato il governo di Pyongyang per aver superato le due settimane senza lanciare missili o far esplodere bombe nucleari. «Sono lieto di vedere che il regime di Pyongyang ha dimostrato un certo livello di restrizione» ha detto Tillerson, suggerendo che la breve pausa in prova potrebbe essere sufficiente per soddisfare le condizioni preliminari per dei colloqui tra i due paesi.
Intanto è arrivata la reazione russa: «Stiamo iniziando a lavorare a misure di ritorsione, che sono inevitabili in questa situazione» ha affermato il vice ministro degli esteri russo, Sergei Ryabkov, mentre il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che «gli Usa devono correggere il loro errore di sanzionare le aziende cinesi per la Corea del Nord».
FONTE: Marina Catucci, IL MANIFESTO
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