La nave della destra identitaria che «vuole combattere le Ong in mare»

La nave della destra identitaria che «vuole combattere le Ong in mare»

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Generazione identitaria fa capo a un coordinamento europeo nato in Francia nel 2003 con sezioni in Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia. In Italia è sbarcata ad aprile del 2015 con un’assemblea a Cinisello Balsamo. Il gruppo è impegnato nel progetto Defend Europe: comprare o affittare navi per ostacolare i soccorsi sulle rotte della migrazione, in Italia soprattutto. A giugno la campagna è stata presentata in varie città italiane, a Bolzano l’assemblea è stata organizzata dal locale Movimento dei giovani padani, suscitando qualche polemica anche all’interno della Lega.

Il loro simbolo (un triangolo) e lo stile grafico della comunicazione si richiamano a Sparta, in un’intervista al blog Ereticamente del 2016 hanno delineato i loro riferimenti teorici: «Julius Evola è uno degli autori che gli identitari prediligono in tutta Europa, assieme ad Alain de Benoist».

Da luglio navigano nelle acque del Mediterraneo con la nave C-Star: «Il nostro obiettivo è svelare il lato oscuro delle Ong – aveva spiegato prima della partenza Lorenzo Fiato, rappresentante italiano del movimento -. La nostra prima iniziativa è stata a maggio, quando abbiamo noleggiato un gommone con cui abbiamo infastidito la rotta della nave Aquarius (la nave di Sos Méditerranée ndr). Volevamo impedirle di partire ma siamo stati fermati dalla Guardia costiera poco fuori Catania». La C-Star, mercantile di 40 metri battente bandiera mongola, è stata noleggiata per 60mila euro da un simpatizzante britannico. L’armatore è la Maritime Global Service Ltd, società inglese con sede a Cardiff, rappresentante legale è lo svedese Sven Tomas Egerstrom, legato a società del settore della sicurezza specializzate nella difesa privata con impiego di ex militari russi e ucraini.

«Abbiamo raccolto oltre 160mila euro con il crowdfunding – ha spiegato ancora Fiato -, soldi che serviranno per sostenere la nostra missione che dovrebbe svolgersi lungo le coste libiche. Le autorità locali sono dalla nostra parte». I tre obiettivi campeggiano sui siti dei promotori del viaggio: monitorare le Ong; «distruggere le imbarcazioni vuote, così che non possano essere riutilizzate dagli scafisti delle mafie»; «se necessario, salvare migranti che rischiano di affogare» assicurandosi però che «arrivino al primo porto sicuro non europeo». Il giorno dopo il sequestro della nave Iuventa dell’organizzazione non governativa Jugend Rettet, sul profilo Facebook di Generazione identitaria è comparso il post: «Le Ong a esclusione di Save the Children non firmano il regolamento voluto dal governo. Avevamo ragione noi: Ong scafisti!». Interessante che citino solo Save the Children, visto che a firmare erano state anche Moas e Proactiva Open Arms. Citano solo la Ong su cui agivano i due uomini della Imi Security Service che hanno dato l’avvio alle indagini contro Iuventa. Società, per altro, in rapporti con Gian Marco Concas, uno dei portavoce di Generazione identitaria, come raccontato da Famiglia cristiana.

La navigazione della C-Star è molto tormentata: ha già subito un duplice stop, prima a Suez e poi a Cipro, e poi di nuovo a Creta, deve le autorità li hanno dichiarati ospiti non graditi. A Catania, dove pure minacciavano di sbarcare, ci sono state proteste con lo striscione «Il mare aperto ai migranti, ma chiuso invece a razzisti e fascisti». Iniziative di anti C-Star anche in Tunisia.

A Cipro il 26 luglio è scoppiato un vero e proprio caso: il comandante, il suo vice e sette componenti dell’equipaggio sono stati accusati di traffico di esseri umani e documenti falsi, poi scagionati, per la presenza a bordo di 20 srilankesi: 15 sono sbarcati e hanno fatto rientro a casa, 5 hanno chiesto asilo politico. Per le Ong sarebbero rifugiati che avrebbero pagato il «passaggio», per Generazione identitaria erano apprendisti marinai che facevano pratica.

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

 



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