La procura di Trapani indaga i vertici della nave Iuventa

L’inchiesta della procura di Trapani sui soccorsi in mare si concentra sull’equipaggio della Ong tedesca Jugen Rettet Tre nuovi indagati nell’inchiesta della procura di Trapani sull’Ong tedesca Jugend Rettet. Il primo a ricevere un avviso di garanzia è stato il sacerdote eritreo don Mussie Zerai, presidente della dell’agenzia di informazione Habeshia e punto di riferimento [&hellip

Adriana Pollice • 13/8/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 312 Viste

L’inchiesta della procura di Trapani sui soccorsi in mare si concentra sull’equipaggio della Ong tedesca Jugen Rettet

Tre nuovi indagati nell’inchiesta della procura di Trapani sull’Ong tedesca Jugend Rettet. Il primo a ricevere un avviso di garanzia è stato il sacerdote eritreo don Mussie Zerai, presidente della dell’agenzia di informazione Habeshia e punto di riferimento dei migranti in navigazione nel Mediterraneo. Ieri si sono aggiunti i due comandanti della nave Iuventa, Jakob Shroter e Jonas Buya, e un terzo membro dell’equipaggio. L’accusa per tutti è di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. I pm avevano disposto il sequestro della Iuventa, attualmente ormeggiata nel porto di Trapani, dei documenti di bordo, pc e cellulari dell’equipaggio. Tre gli episodi contestati: secondo la procura, ci sarebbero state «consegne concordate» alla presenza della Guardia costiera libica; l’equipaggio poi avrebbe restituito le imbarcazioni abbandonate invece di affondarle e, in un caso, avrebbe lasciato che gli scafisti recuperassero il motore fuoribordo.
Ieri Medici senza frontiere ha annunciato la sospensione delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale, la Vos Prudence si ferma ma continuerà la collaborazione con la nave Aquarius, gestita insieme ai francesi di Sos Méditerranée. Msf è preoccupata dalle minacce della Guardia costiera libica, che ha già esplosi colpi di fucile contro la nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms intimando: «Se ritornerete vi considereremo un obiettivo». Anche Save the Children ieri si è detta pronta a sospendere le attività di soccorso «qualora dovessero ravvisarsi condizioni di non sicurezza per lo staff e restrizioni all’assistenza umanitaria». La Ong è tra quelle che hanno firmato il codice di comportamento voluto dal Viminale. Venerdì ha aderito anche Sos Méditerranée. La sigla è arrivata dopo una trattativa con il ministero che ha portato alla redazione di un Addendum, un compromesso, che di fatto smussa gli angoli del regolamento avvicinandolo alle leggi che regolano la materia.

Due i punti più contestati del testo voluto da Minniti: il divieto di trasbordo dei migranti da una nave all’altra e l’imbarco di forze dell’ordine armate. «Il ministero ha acconsentito a includere i punti sollevati da Sophie Beau, vicepresidente di Sos Méditerranée – spiega una nota diffusa dalla Ong francese – includendoli all’attuale Codice di condotta. Il Codice non è legalmente vincolante, prevalgono le regolamentazioni e le leggi nazionali e internazionali, e non menziona il portare armi». Sos Méditerranée non si impegna a ricevere uomini armati a bordo tranne quando ci sia «un mandato rilasciato nell’ambito del diritto nazionale o internazionale» e a patto che non interferiscano con la missione umanitaria. Deve poi essere rispettato un periodo minimo di 24 ore di riposo per tutte le persone soccorse. Il codice non limiterà i trasbordi ma dovranno avvenire sotto l’egida del Centro di coordinamento delle soccorso in mare di Roma. Come in effetti avveniva prima della stesura delle regole del Viminale. «Resta inteso che l’Ong riceve già ufficiali di polizia giudiziaria quando la nave è in porto in Italia e si impegna a cooperare con le autorità italiane nella lotta contro il traffico di esseri umani».
L’Addendum voluto da Sos Méditerranée ha di fatto «svuotato» il documento e rappresenta «una sostanziale marcia indietro, una vittoria della ragionevolezza»: è la posizione del direttore di Amnesty international Italia, Gianni Rufini, che poi si chiede «chi risponderà del danno alla reputazione subito dalle Ong?».

Prima il presidente Sergio Mattarella e poi la Cei, giovedì scorso, sono intervenuti per appoggiare Minniti. Ieri il Corsera ha svelato che la dichiarazione del cardinale Bassetti è stata preparata da una serie di colloqui: dei limiti dell’accoglienza il papa aveva parlato a giugno con Mattarella, poi con il premier Paolo Gentiloni in un incontro riservato a casa dell’arcivescovo Becciu. Bergoglio in un discorso nei giardini del Quirinale aveva chiarito: «Per quanto riguarda il vasto fenomeno migratorio, è chiaro che poche nazioni non possono farsene carico interamente». Così la pressione sulle Ong è andata aumentando, l’addendum porterà altre firme ma a patto di aderire al sistema disegnato dall’esecutivo di concerto con le autorità libiche.

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

 

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