Migranti, lo stop delle Ong. Dopo MSF, il ritiro di Save the Children e Sea Eye

Dopo Msf, si ritirano la tedesca Sea Eye e Save the Children. «Ma per i migranti la Libia non è sicura»

Fabrizio Caccia • 14/8/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1125 Viste

ROMA Il clima peggiora. Ieri il portavoce della Marina libica, Ayoub Qassem, ha lanciato un nuovo avvertimento: la Guardia costiera di Tripoli impedirà alle Ong l’accesso senza preventiva autorizzazione alle acque territoriali della Libia per il salvataggio dei migranti. Ogni diverso comportamento sarà considerato «violazione della sovranità». Con le conseguenze del caso.

Così, di fronte alla nuova minaccia, dopo Medici senza frontiere , altre due Ong — Save the Children e i tedeschi di Sea Eye — ieri hanno deciso di sospendere temporaneamente le attività in mare. Il lavoro, laggiù, diventa sempre più complicato: la scorsa settimana la nave «Open Arms» dell’Ong spagnola Proactiva è stata accolta con «raffiche di mitra a 300-350 metri di distanza, per fortuna senza feriti, eppure eravamo in acque non libiche», racconta il comandante Riccardo Gatti. Per Tripoli, invece, quelle sono già «acque territoriali» visto che la zona di loro competenza ora è stata spostata da 12 a 70 miglia dalla costa. E, nel dubbio, 3 Ong su 9 si sono fermate.

«Oltre 2.200 persone sono già annegate quest’anno nel Mediterraneo e 4.500 lo scorso anno», ammonisce però Save the Children , che si dice preoccupata per la possibilità che adesso, senza le navi Ong, «i migranti sui barconi vengano riportati in Libia dalla Guardia costiera di Tripoli». E la Libia — sottolineano l’Ong — oggi «non è considerato un luogo sicuro dove vengono rispettati i diritti umani». Chi sta rischiando, perciò, in queste ore, è la nave «Aquarius» di Sos Méditerranée che «sta controllando la preoccupante situazione da vicino» (tanto vicino da aver incrociato ieri davanti alla Libia la nave anti migranti di Defend Europe ) e «rimarrà in zona di ricerca e soccorso, salvando imbarcazioni in pericolo e prevenendo il ritorno forzato delle persone soccorse in Libia». L’ «Aquarius» , prosegue la nota dell’Ong, «sta attualmente pattugliando in acque internazionali, rispettando il limite delle acque libiche». Già, ma quale limite? «Quelle acque — ha chiarito ieri a La Stampa il ministro degli Esteri Angelino Alfano — non sono più di nessuno, ma della Libia…».

La Procura di Agrigento, intanto, ha aperto un fascicolo dopo che sulle spiagge sono state trovate barche arenate e documenti in arabo. Il sospetto dei pm è che si tratti di «sbarchi fantasma» sulle coste siciliane, dove i migranti arrivano senza essere avvistati e si disperdono nell’entroterra prima dell’arrivo delle forze dell’ordine grazie a piccole barche che eludono i controlli. Gli sbarchi avvengono quasi sempre di notte, ma in alcuni casi sono stati filmati di giorno da bagnanti presenti in spiaggia.

FONTE: Fabrizio Caccia, CORRIERE DELLA SERA

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