I cinesi negano di volere comprare Fca, ma il titolo vola

Finanza Creativa. Uno ad uno tutti i gruppi indiziati dell’offerta smentiscono l’interesse. Marchionne nel frattempo gongola

Massimo Franchi • 17/8/2017 • Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 377 Viste

Dopo quattro giorni di indiscrezioni, nessuno sa ancora chi sia il fantomatico gruppo cinese interessato a comprare i marchi Jeep e Fca. L’unica certezza è che il titolo dell’azienda guidata da Marchionne continua a registrare record. Al balzo dell’8 per cento di lunedì ieri ha fatto seguito un altro aumento del valore delle azioni Fca sia sul mercato primario di Wall Street che su quello secondario di Piazza Affari (+2,64% a 10,9 euro), portando il titolo a infrangere durante la seduta la soglia degli 11 euro, a toccare nuovi massimi storici e a guadagnare 1,6 miliardi di capitalizzazione in due sedute.
Il tutto nonostante le smentite in serie dei gruppi cinesi. Ieri è toccato ai due gruppi più indiziati chiamarsi fuori dall’interessamento. «Non abbiamo un piano di questo genere al momento», ha detto Gui Sheng Yue, consigliere delegato di Geely, il gruppo cinese che controlla già Volvo. Sheng Yue ha negato l’interesse per Fca a margine della presentazione dei risultati del primo semestre fra l’altro molto positivi.
Il maggior indiziato era però Great Wall Motors, uno dei principali produttori cinesi specie fra i Suv, primo gruppo automobilistico a quotarsi in Borsa (a Hong Kong) e che con Fca ha già avuto una causa per aver prodotto una utilitaria troppo simile alla Panda – ne è stata proibita l’esportazione. Ebbene, per il giornale finanziario cinese «Jingji Guancha Bao» (Economic Observer), Great Wall Motors ha negato alcun interesse per il costruttore italo-americano.
Nei giorni scorsi invece sia Dongfeng sia Guangzhou Automobile (Gac), quest’ultimo partner di Fca in una joint venture, hanno detto «di non sapere niente».
L’impressione dunque è che il silenzio di Fca e Marchionne sia totalmente interessato. E viene il dubbio che l’operazione lanciata da «Automotive news» – sito specializzato ma allo stesso tempo sovvenzionato dalle stesse case produttrici fra cui Fca – sia stata orchestrata o quanto meno alimentata dallo stesso Marchionne. Il quale proprio in queste settimane viene osannato come manager eccellente anche dopo aver annunciato il suo addio nel 2018 – quando ha promesso piena occupazione negli stabilimenti italiani – e sta preparando la sua successione con grande abilità. Dopo aver bussato senza successo alle porte di Ford e Gm, il manager canado-abruzzese continua a preferire un’alleanza globale. La Cina in questo senso non dà tutte le garanzie specie se l’offerta riguardasse solo uno spezzatino di marchi, una prospettiva che perfino la Fim Cisl, che finora ha ratificato ogni decisione di Marchionne, ha definito «una follia».
Ieri intanto sul fronte alleanze Fca ne ha annunciata una sul fronte «guida assistita». Collaborerà con Bmw e Intel con l’obiettivo di portare in produzione entro il 2021 la guida automatizzata e senza guidatore. Si tratta della seconda alleanza siglata da Marchionne dopo quella con Google per integrare la tecnologia di guida autonoma di Waymo. Entrambe non avranno alcuna effetto sugli stabilimenti italiani del gruppo.

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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