400 milioni per gli statali. Ma è la scusa per non dare soldi ai pensionati

Manovra . Per assicurare gli 85 euro promessi ai dipendenti pubblici (dopo 9 anni) il governo aumenta lo stanziamento da 1,2 a 1,6 miliardi

Massimo Franchi • 7/9/2017 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 277 Viste

Oggi il tavolo sulla rivalutazione: i sindacati chiedono l’anticipo al 2018 del sistema Prodi

Una manovra elettorale. Ma «senza la flessibilità che servirebbe». Matteo Renzi – da Trieste – parla per smentire le ricostruzione che lo vorrebbero a capo «dell’assolto alla diligenza». Ma facendolo svela esattamente di esserlo: «Puoi fare questa azione se hai una flessibilità che in questa legge di bilancio non c’è». Dice di lavorare «fianco a fianco con il premier e con il ministro dell’Economia», ma il suo avversario è prorio Pier Carlo Padoan. Che continua ad essere il guardiano dei conti, sebbene abbia già strappato lo sconto dalla Commissione europea e abbia furbescamente tenute basse le previsioni di crescita potendosi ora giocare il jolly da circa un miliardo. Su questa posta hanno messo gli occhi tutti.
Ieri i rumors davano come probabile un aumento delle risorse a disposizione per i dipendenti pubblici che attendono ormai da 9 anni un rinnovo non più procrastinabile. E così per arrivare agli 85 euro promessi nell’accordo politico coi sindacati – ancora da tradurre in contratto – servono più delle risorse stanziate nelle leggi di bilancio precedenti e dei previsti 1,2 miliardi nella manovra di quest’anno. Servono almeno 400 milioni in più: 1,6 miliardi.
Una cifra che il ministero dell’Economia utilizzerebbe per stoppare le richieste sulle pensioni. La priorità dei sindacati continua ad essere il congelamento dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Le pressioni di ieri rilanciavano la notizia – vecchia – dell’unificazione dell’età fra uomini e donne previsto dalla legge Fornero: dal primo gennaio scatta in automatico l’aumento di un anno per le dipendenti private e il passaggio a 66 anni e sette mesi, la stessa età dei colleghi uomini. Il confronto con il resto d’Europa è inquietante: in Germania si arriverà a 67 nel 2030, in Francia dopo il 2022 e nel Regno Unito nel 2028.
Nel tavolo di oggi i sindacati torneranno all’attacco per un congelamento dei 5 mesi dal primo gennaio 2019 ma che sarà decisi ad ottobre. La risposta del governo sarà la proposta di allargare l’Ape social alle categorie di lavoro più femminile.
All’ordine del giorno però c’è anche il tema della rivalutazione delle pensioni in essere: dal 2019 l’accordo prevede il ritorno al sistema Prodi – più generoso per i pensionati rispetto all’attuale. Ma Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp chiederanno unitariamente un anticipo al 2018.

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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