Sette i morti a Livorno, più pioggia di Irma a Miami

Nubifragio. In poche ore più acqua che in tutto il resto dell’anno. Si cerca ancora un disperso. Scambio di accuse tra Regione e comune. Ma c’è anche un fiume di solidarietà

Omar Franconi • 12/9/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 682 Viste

LIVORNO. Il giorno dopo l’alluvione basta fare un giro nella zona sud e sud-est di Livorno per rendersi conto di cosa sia successo. Sabato sera un forte temporale ha investito la città per tutta la notte. In poche ore è piovuta più acqua che negli otto mesi precedenti, soprattutto sulle colline: 256 millimetri rispetto ai 175 del centro, a Miami per l’uragano Irma ne erano attesi 126.

TORRENTI E CEMENTO. I torrenti che vengono giù e sfociano in mare hanno portato a valle una grande quantità di acqua, fango, detriti e alberi. L’acqua non è stata trattenuta da un sottobosco sempre più povero e non è stata assorbita dal terreno che la siccità estiva ha reso duro come il cemento. Ai primi ostacoli i detriti hanno fatto da «tappo» e l’acqua si è riversata nelle strade e nei palazzi vicini.

È il caso del Rio Ardenza, a sud, ha devastato la zona di Collinaia, causando tre vittime, per poi arrivare in mare ai Tre Ponti dove ha distrutto parte della massicciata che separa il lungomare dalla spiaggia. Non molto lontano ha esondato il Rio Banditella e nella zona dello stadio il Rio Maggiore. Questi ultimi due nel corso degli anni nel loro percorso cittadino sono stati «tombati» e scorrono sotto il selciato. Una scelta che oggi appare folle.

Ed è stato il Rio Maggiore a provocare la tragedia più grande: intorno alle 5 e mezzo l’acqua ha cominciato a uscire da sotto terra intrappolando un’intera famiglia che viveva a pian terreno di una villa d’epoca e causando quattro morti. Ancora più a sud, nella frazione di Quercianella, altri danni causati dal torrente Chioma. In molti casi, sono venuti al pettine i nodi di una cementificazione insensata, con case costruite in mezzo a due rami di un torrente o accanto agli argini.
LA REAZIONE DI RESIDENTI e volontari. Nella mattina di domenica molti volontari si sono messi in movimento con un semplice passaparola, fermandosi dove vedevano che c’era più bisogno e mettendosi a lavorare con i residenti che cercavano di liberare le case dall’acqua e dal fango. Noi di Senza Soste, con la nostra pagina Facebook, abbiamo cercato di fungere da riferimento percorrendo in motorino la città facendo la mappatura delle strade percorribili e indicando le zone raggiungibili dove c’era più bisogno.

Molti dei residenti hanno detto che quelli dei volontari sono gli unici aiuti che hanno ricevuto fino ad oggi. Intanto anche le «Brigate di Solidarietà Attiva» si sono organizzate in città per un intervento più organico dei volontari. Certo, la priorità per la Protezione Civile era mettere in sicurezza torrenti e strade ma nei quartieri ad oggi la popolazione si è arrangiata come poteva e ha visto più che altro un fiume di volontari che aumentava di ora in ora: chi portava un trattore, chi un furgone, chi delle pale comprate al grande magazzino chi invece solo le proprie braccia.

Insomma, se bisogna dirla tutta la reazione nelle prime 48 ore c’è stata più dal basso che dall’alto. Tutti confidano che nei prossimi giorni entri a regime un intervento istituzionale più serrato con uomini e mezzi in quantità superiore.

A Stagno, quartiere limitrofo alla raffineria Eni, dopo un giorno mezzo non si era ancora vista un’autobotte che aspirasse l’acqua per poter iniziare a levare il fango da scantinati e case. E adesso c’è anche la preoccupazione per alcuni sversamenti da parte della raffineria, rimasta anch’essa sotto un metro d’acqua e dalla quale ogni volta escono fiumi di liquame diretti verso il porto.

LA RABBIA. Il sentimento di rabbia di alcuni residenti che hanno perso tutto coinvolge soprattutto il «Consorzio di bonifica», un’istituzione che ha sempre avuto una patina di opacità e che riscuote annualmente una tassa esosa che dovrebbe contribuire alla manutenzione dei corsi d’acqua e delle colline per le quali si parla da anni di valorizzazione turistica e che invece ha visto ville e parchi abbandonati dalle istituzioni. Un «bene comune» che sta andando in malora.

Anzi, la scorsa amministrazione ci aveva lasciato in dono una bella discarica privata che però la magistratura ha sigillato prima dell’entrata in funzione. Siamo di fronte ad un progressivo disinvestimento a tutti i livelli del settore pubblico sulla città con un tasso di disoccupazione che per essere riportato sulla media toscana avrebbe bisogno di 20mila nuovi posti di lavoro a livello provinciale. Per questi motivi le polemiche, già iniziate, delle forze politiche appaiono patetiche e stonate. Il sindaco di Livorno ha protestato perché a suo giudizio l’allarme arancione che era stato lanciato dalle autorità competenti non era sufficiente a mettere in moto un’adeguata prevenzione.

La Regione, nella persona del presidente Rossi, ha replicato accusando Nogarin di sottovalutazione a differenza del sindaco di Pisa. Qui intanto la gente pensa soprattutto a contare i danni ed a rimboccarsi le maniche.

* articolo a cura della redazione di Senza soste, www.senzasoste.it

FONTE: Omar Franconi, IL MANIFESTO

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This