In Turchia processo per «terrorismo» contro due insegnanti in sciopero della fame

Turchia. Da 191 giorni in sciopero della fame. La «beffa» della Corte europea dei diritti umani

Dimitri Bettoni • 15/9/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 556 Viste

ISTANBUL. Da 191 giorni in sciopero della fame, per chiedere che venga loro restituito il posto di lavoro. La prima udienza del processo a Nuriye Gulmen, accademica dell’università Selcuk di Eskisehir, e Semih Ozakca, insegnante di scuola elementare di Mazidagi a Mardin, si è tenuta ieri presso la 19ma corte penale di Ankara. I procuratori contestano accuse pesanti: associazione terroristica, propaganda del terrorismo e infrazione della legge su dimostrazioni e assemblee. L’accusa considera i due docenti affiliati alla sigla Dhkp-C, gruppo militante armato di sinistra che la Turchia considera organizzazione terroristica.
AL PROCESSO però Nuriye e Semih non erano presenti, nonostante lo scorso 4 settembre i due avessero annunciato, attraverso i social media, la loro presenza in aula. La gendarmeria ha notificato all’ultimo momento che, causa carenza di personale, non potevano garantire l’incolumità dei due né impedire una loro «fuga». Per supposte ragioni di salute e sicurezza, i due docenti sono stati costretti a restare in carcere.

NON ERANO PRESENTI neppure i loro dieci avvocati, tutti del Ufficio legale popolare (Halkin Hukuk Burosu, Hhk), arrestati a due giorni dal processo in una retata svoltasi in piena notte. Perquisite entrambe le sedi dell’ufficio a Istanbul ed Ankara. «Vogliono lasciare Nuriye e Semih senza difesa legale» recita il comunicato dell’Hhk rilasciato subito dopo le detenzioni.

La risposta del mondo dell’avvocatura al tribunale è stata altrettanto forte: 1.030 gli avvocati arrivati ad Ankara, 200 dei quali sono riusciti ad assistere all’udienza. Presenti anche parlamentari dei partiti d’opposizione Hdp e Chp. Con momenti di tensione fuori e dentro il palazzo di giustizia: la polizia ha caricato la folla radunatasi in protesta fuori dall’edificio e attaccato gli avvocati che cercavano di entrare. Decine le persone fermate e si registrano anche feriti tra i civili.

È arrivata in tarda serata la decisione dei giudici, che hanno negato il rilascio dei due docenti e fissato una nuova udienza per il 28 settembre nel campo di detenzione di Sincan. I due insegnanti erano stati sospesi dal loro impiego con le purghe post golpe dell’anno scorso. Pur di tenere il loro posto di lavoro, avevano avviato una propria protesta nella capitale Ankara, con un sit-in permanente a partire dal novembre 2016, di fronte ad un monumento dedicato ai diritti umani. Non solo per loro, ma per tutti i lavoratori e le famiglie private della fonte di sostentamento e della dignità lavorativa nella pioggia di sospensioni e licenziamenti post golpe. Negativa la risposta delle autorità: sono stati destituiti attraverso due decreti di emergenza nel gennaio scorso.

IL 9 MARZO Semih e Nuriye non hanno ancora gettato la spugna, sono sempre al loro posto, nonostante le minacce della polizia che li arresta. L’11 marzo scorso, mentre sono in carcere, i due entrano in sciopero della fame «permanente». Vengono rilasciati ed arrestati numerose volte, fino a quella definitiva, il 23 maggio scorso. Da quella data in poi non hanno più lasciato il carcere, nonostante i ripetuti allarmi sulle precarie condizioni di salute dei due.

IL 2 AGOSTO alla tragedia si aggiunge la beffa: la Corte europea dei Diritti umani rigetta il ricorso che i legali dei due docenti hanno presentato, poiché non sarebbero «in immediato pericolo di vita». Questo nonostante il parere diverso di 24 medici. «Una decisione che un giorno verrà ricordata con vergogna» è stato il commento a caldo degli avvocati.

FONTE: Dimitri Bettoni, IL MANIFESTO

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