Nuova missione in Libia, Roberta Pinotti frena Minniti: «Decide il parlamento»

Divide il governo l’annuncio fatto due giorni fa dal ministro Marco Minniti di una nuova missione militare in Libia

Leo Lancari • 17/9/2017 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Politica & Istituzioni • 537 Viste

Divide il governo l’annuncio fatto due giorni fa dal ministro Marco Minniti di una nuova missione miliare in Libia, la terza dopo l’invio di soldati italiani a Misurata e la missione navale in collaborazione con la Marina libica. A frenare l’interventismo sempre più accentuato del titolare del Viminale è stata la ministra della Difesa Roberta Pinotti alla quale spetta decidere l’impiego dei soldati. E le sue parole sono state un monito al ministro degli Interni a restare all’interno dei suoi confini istituzionali. «Noi siamo già in Libia con un ospedale e ci siamo con una nave officina che sta aiutando la Marina libica a ripristinare i propri mezzi navali», ha ricordato la Pinotti. «Oltre questo nulla c’è e, nel caso nascessero nuove necessità, se ne parla prima di tutto in parlamento».
Parole che sono uno stop alle ambizioni di Minniti, che oltre agli Interni da mesi ormai si muove come se fosse anche ministro degli Esteri e adesso sembra voler decidere sull’impiego dei militari. Scavalcando ancora una volta il parlamento, come è già successo con gli accordi stretti con la Libia per fermare i migranti.

Nei piani del Viminale la nuova missione avrebbe come obiettivo la realizzazione nel Fezzan di una base logistica dalla quale coordinare i lavori per la costituzione di una Guardia di confine libica, ma anche di offrire protezione al personale Onu (Unhcr e Oim) che dovrà occuparsi delle gestione dei centri nei quali sono richiusi i migranti. Minniti ritiene fondamentale fermare i migranti in Niger, prima che riescano a entrare nel paese nordafricano, utilizzando anche le popolazioni locali che vivono a ridosso del confine. «L’idea – ha spiegato nei giorni scorsi – è di far diventare le tribù del sud un elemento di forza, con una guardia di frontiera coordinata con Niger, Ciad e Mali, cioè avere una guardia di frontiera che controlli insieme le nuove frontiere anche con le nuove tecnologie, dai sensori laser sino ai droni».

Parte di questo progetto è rappresentata dai progetti di sviluppo delle città libiche che l’Ue ha promesso di finanziare. Minniti ha inviato al commissario Ue per l’Immigrazione Avramopouolos le prime richieste che riguardano infrastrutture, sanità e sicurezza. Ma anche la costruzione a Bani Walid di un centro di accoglienza per i migranti per 17 mila persone, il che rende bene l’idea di cosa si starebbe preparando in Libia.

FONTE: Leo Lancari, IL MANIFESTO

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