Quattro aziende e 20 miliardi per un muro: Trump ha scelto chi lo costruirà

Stati uniti. Le società presenteranno prototipi per dividere Usa e Messico. Contratti da 500 milioni. Ma mancano i fondi: il Congresso ha stanziato solo 1,8 miliardi ma la costruzione ne costerà quasi

Marina Catucci • 2/9/2017 • Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 513 Viste

NEW YORK. Il muro con il Messico si farà, o almeno è quanto va ripetendo Donald Trump in questi giorni, dividendo la sua attenzione tra l’uragano che ha messo in ginocchio il Texas e il confine con i vicini del sud.

L’agenzia statunitense che si occupa del controllo delle frontiere ha annunciato che l’amministrazione ha scelto le quattro società che dovranno realizzare i prototipi della recinzione.

«Il Cbp ha chiesto alle aziende disegni del progetto del muro con cemento armato e materiali alternativi», ha dichiarato il vice commissario responsabile della dogana e della protezione delle frontiere, Ronald Vitiello, spingendosi fino a definire la scelta delle aziende una «pietra miliare significativa» nel piano di Trump.

Le quattro società scelte sono la Caddell Construction di Montgomery, Alabama; la Fisher Sand e Gravel di Tempe, Arizona; la Texas Sterling Construction di Houston; la W.G. Yates e Sons Construction Company di Philadelphia, Mississippi. I contratti vanno dai 400mila ai 500mila dollari e il progetto non prevede solo una barriera al confine, ma anche una fascia di controllo sul versante americano.

I prototipi saranno realizzati in calcestruzzo, avranno una lunghezza di 9 metri e un’altezza fino a 9 metri. I funzionari statunitensi, per due mesi, dovranno testarne la resistenza alla penetrazione e al danneggiamento.

Quella di ridurre la scelta a quattro aziende è una svolta importante, ma la fattibilità del progetto è ancora tutta da discutere.

Trump continua a ripetere che saranno i messicani a pagare, ma ogni volta il presidente del Messico, Peña Nieto, ripete che non è assolutamente nel suo programma finanziare la costruzione di quella struttura; d’altro canto anche il Congresso è reticente sui fondi da destinare al muro, visto che il bilancio stanziato per il 2018 è di 1,8 miliardi di dollari e la costruzione del muro ha un costo che si aggira su i 20 miliardi.

Trump ha già ottenuto dal Congresso numerose concessioni sotto forma di maggiori spese per i militari e di tagli alle spese sanitarie e i sussidi agli indigenti, anche se non ha portato a casa l’agognata cancellazione dell’Obamacare, bloccata al Senato da quattro senatori repubblicani. Ma è difficile che la costruzione del muro possa essere economicamente sostenuta da un bilancio che già si sa traballante.

A fine settembre il governo americano, se non agirà prontamente, si ritroverà di fronte ad un pericoloso shutdown a causa della mancanza di fondi e il Congresso dovrà ancora una volta spostare un po’ più in alto l’asticella del debito statale che, dalla recessione del 2008, è già stata alzata più volte fino a superare i 16mila miliardi). Senza contare i fondi straordinari che ora serviranno per aiutare il Texas nella ricostruzione.

L’ulteriore spesa della costruzione di un costosissimo muro con il Messico porterebbe il governo americano a superare il tetto del debito, lasciando in ottobre vuota la cassa del governo americano; è chiaramente un progetto insostenibile ma di certo Trump non lo lascerà cadere.

Per Trump costruire quel muro è la prova tangibile di star facendo qualcosa e di star ottenendo risultati rispetto al suo programma elettorale; anche per il resto del mondo, però, quel muro ha un enorme valore simbolico, diventando l’espressione fenomenica di una linea di pensiero che segnerebbe l’immaginario collettivo sulla linea dell’esclusione.

Un muro altissimo e invalicabile su una frontiera lunghissima tra due Paesi da sempre legati a triplo filo è un messaggio distruttivo per tutto il mondo. Non riguarda solo il nord America ma chiama in causa l’Europa, l’Asia, scatenerebbe ritorsioni a catena, creando situazioni di instabilità ovunque.

Già a gennaio il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha definito l’idea di Trump un muro di ignoranza, spiegando che a pagare il muro non sarà il Messico, ma i contribuenti americani: una tassa sulle importazioni dal Messico graverebbe sui consumatori americani, non messicani.

Si configura un quadro dove tutti perdono e alla lunga anche Trump dovrà spiegare molte cose a quella classe media impoverita che l’ha portato alla Casa bianca ma che lo sta via via abbandonando.

Facendo un calcolo sommario di lunghezza, altezza, materiali necessari, trasporto, il costo del muro arriva a quasi 77 miliardi di dollari, senza contare il costo dei lavoratori e degli espropri. Probabilmente Trump farà ciò che il Congresso gli consentirà di fare per poi presentarlo ai suoi elettori come un grande successo.

FONTE: Marina Catucci, IL MANIFESTO

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This