Raffinerie nel vortice: in Texas crisi globale

Raffinerie nel vortice: in Texas crisi globale

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Trump prova a rosicchiare consenso: «Taglierò le tasse alle imprese». La corte federale blocca la legge texana contro le città santuario che tutelano i migranti

Mentre è ricomparso timidamente il sole ad Houston, il bilancio dei morti è salito a 37 e poche ore prima dell’alba sono avvenute due esplosioni nell’impianto di Crosby, di proprietà dell’azienda chimica francese Arkema che ha confermato la notizia aggiungendo che c’è il rischio che se ne possano verificare altre.

LE FORTI PIOGGE di questi giorni hanno causato un blocco nel funzionamento del sistema di refrigerazione dei composti chimici stoccati nell’impianto della cittadina texana a nord est di Houston anche se, fortunatamente, come misura precauzionale le attività di produzione nell’impianto erano state interrotte prima che Harvey toccasse terra.

Le autorità avevano anche diramato un ordine di evacuazione per un perimetro di 3 km dall’impianto che produce perossido organico, elemento usato nella fabbricazione di plastica e prodotti farmaceutici e che – come ha spiegato il presidente e ad della società, Rich Rowe – «potrebbe esplodere e causare un grande incendio. L’acqua alta e la mancanza di elettricità non ci danno modo di prevenirlo».

Mentre a Crosby si alza una colonna di fumo proveniente dalle zone delle esplosioni, il Texas è interessato da un’altra preoccupazione che supera i suoi confini, quella riguardante la produzione di petrolio.

LE INONDAZIONI provocate da Harvey hanno portato all’interruzione obbligata di una serie di grandi raffinerie americane, facendo lievitare il prezzo della benzina e, parzialmente, anche quello del petrolio. Stando a quanto afferma il Wall Street Journal, l’uragano Harvey avrebbe messo fuori uso il 15% delle raffinerie americane.

NON È TUTTAVIA la produzione di greggio ad essere direttamente influenzata dal disastro provocato dalle piogge. Lo sarà la benzina, come sottolineato da Goldman Sachs in una nota ai clienti dove si legge che «i dati a disposizione sinora dicono che l’impatto si sentirà più dal lato delle raffinerie che da quello della produzione».

Complessivamente, per l’agenzia stampa Bloomberg, le stime dei danni in Texas si aggirano tra i 40 e i 50 miliardi di dollari, calcolando i danni in termini di forza lavoro, rete elettrica, trasporti e altri elementi che sostengono il settore energetico della regione, mentre emerge che solo un cittadino su sei delle aree interessate avrebbe un’assicurazione.

Come spesso accade un grande disastro naturale va a favore del presidente e così è parzialmente accaduto per Trump che non ha gestito malissimo questa emergenza.

Siamo lontani anni luce dalla presenza empatica di Obama che, rifugio per rifugio, era andato ad abbracciare la popolazione investita da Sandy, ma anche dalla colpevole e inetta passività di Bush jr, del tutto non in grado di gestire un disastro come Katrina. E questi due parallelismi sono stati fatti.

La vignetta di Patrick Chappatte sul New York Times
La vignetta di Patrick Chappatte sul New York Times

Nonostante ciò Trump ha guadagnato solo un attimo di respiro da quella caduta libera che è il suo indice di gradimento, anche tra chi l’ha votato. Ed è proprio ai suoi elettori che Trump si è rivolto, sia in Texas che il giorno dopo in Missouri, dove si è recato per fare un comizio in cui ha annunciato l’attesa riforma fiscale e i tagli alle tasse che spera di portare a casa, dopo la serie di fallimenti legislativi che stanno caratterizzando la sua presidenza.

«TASSE PIÙ BASSE per le imprese vuol dire salari più alti per gli americani» e più prodotti made in Usa, ha detto Trump a Springfield, in Missouri, e ha promesso di aiutare le famiglie lavoratrici della classe media a «crescere i propri figli».

«È un tema che sta molto a cuore a mia figlia Ivanka, e che sta a cuore a tutti voi», ha detto rivolgendosi ai suoi sostenitori e i presenti non erano i suprematisti bianchi a cui tanto ha dovuto concedere nelle ultime settimane in termini non solo di legittimazione politica.

A SPRINGFIELD c’era quella classe media in balìa dell’insicurezza economica e di un mondo politico da cui si sente abbandonata. A questa classe media si è rivolto Trump per recuperare spazio in quel ceto spaesato in cui aveva fatto breccia, quel tanto che bastava per essere eletto senza avere il sostegno del voto popolare.

Bisogna vedere se queste promesse fiscali si tradurranno in prassi legislativa e se la risposta all’uragano sarà un’opportunità per superare le divisioni.

La capacità di gestione che Trump mostrerà con l’emergenza Harvey avrà ripercussioni anche sulle sfide interne di fine settembre, come le scadenze di budget e tetto al debito (dove finora Trump ha minacciato la chiusura del governo e il default, se il Congresso non gli darà ciò che vuole) o come il muro con il Messico.

A GUASTARE LE PROSPETTIVE di Trump è infine arrivata la decisione del giudice federale di San Antonio che ha fermato il provvedimento del Texas contro le città santuario che proteggono i migranti.

Il Texas era stato il primo a recepire le linee dell’amministrazione contro l’immigrazione approvando una legge che consente alla polizia di chiedere informazioni e dettagli sullo status degli immigrati e che impone alle autorità locali di cooperare con quelle federali.

Ma sia questo provvedimento che il decreto di Trump per tagliare i fondi alle città che proteggono gli immigrati è stato bloccato.

FONTE: Marina Catucci,  IL MANIFESTO



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