200 braccianti occupano la cattedrale di Foggia: «Diritto a una vita dignitosa»

Migranti. Sono i lavoratori stagionali che vivevano nel famoso “Gran Ghetto” e vivono ora accampati in tende o capanni di fortuna

Gianmario Leone • 11/10/2017 • Immigrati & Rifugiati, Lavoro, economia & finanza • 136 Viste

FOGGIA. Hanno occupato in 200 la Cattedrale di Foggia per chiedere alla Regione Puglia il rispetto degli accordi e ribadire ancora una volta il diritto ad una vita dignitosa. Sono i lavoratori stagionali, anche se molti di loro in realtà vivono qui tutto l’anno, che sino allo scorso marzo vivevano nel famoso “Gran Ghetto” tra Rignano Garganico e San Severo, in provincia di Foggia: da allora sono accampati nell’area adiacente in attesa di ricevere una sistemazione dignitosa, in tende o capanni di fortuna. A provocare la protesa e l’occupazione simbolica della Cattedrale, dopo aver chiesto l’aiuto di Papa Francesco con una lettera, il taglio della fornitura dell’acqua dello scorso 13 settembre.

L’arcivescovo di Foggia, monsignor Pelvi, dopo essersi confrontato con i lavoratori, si è offerto da mediatore con la Regione e la istituzioni locali: subito dopo una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto Massimo Mariani, ottenendo il ripristino immediato dell’acqua potabile nelle aree in cui vivono. Le parole della protesta sono «dignità», «giustizia sociale», «diritti».

In realtà, il tutto si trova nero su bianco su un verbale di un incontro che il 31 luglio scorso era stato sottoscritto con la Regione Puglia nel quale si stabiliva, oltre alla distribuzione dell’acqua, il superamento della ghettizzazione, l’inserimento lavorativo, il rispetto dei contratti di lavoro e l’istituzione di un tavolo permanente sull’agricoltura.

Alla testa della protesta Aboubakar Soumahoro, senegalese in Italia da oltre 15 anni, appartenente all’Usb, che contesta duramente l’operato della Regione guidata da Michele Emiliano. «Viviamo in condizioni inumane, nonostante vi siano 1,6 miliardi di euro di fondi comunitari destinati all’agricoltura pugliese. Emiliano non può sgomberare la nostra dignità e i nostri diritti. Anche se migranti, sempre braccianti siamo». Molti dei quali impegnati nell’ultima raccolta di pomodori, mentre in tanti resteranno anche l’inverno per le verdure di stagione. Lavoratori a tutti gli effetti, da anni vittime del caporalato nelle campagne pugliesi. «Chiediamo il rafforzamento dei centri per l’impiego, per ridurre l’intermediazione delle agenzie di somministrazione e dei caporali», sottolinea Soumahoro. Ricordando l’esistenza di un altro accordo siglato con la Provincia «che prevede che al vitto e all’alloggio debbano provvedere le aziende».

Il governatore Emiliano non ci sta e risponde alle accuse rivendicando la decisione dello sgombero del “Gran Ghetto”, «area utilizzata per sfruttamento della prostituzione, spaccio di stupefacenti e caporalato», presa di concerto con le altre istituzioni. «Non esiste alcun accordo finalizzato alla distribuzione dell’acqua. Durante l’incontro del 31 luglio nessun accordo è stato raggiunto», sostiene Emiliano. Eppure l’intesa esiste e riguarda proprio le persone che vivono all’esterno dell’ex Ghetto: vi è scritto che le parti condividono «il ripristino immediato della distribuzione dell’acqua potabile nelle campagne di San Severo al di fuori dell’area posta sotto sequestro», firmato dall’assessore Sebastiano Leo.

«Tutte le persone presenti nel Gran Ghetto possono alloggiare a loro richiesta in strutture di accoglienza messe a disposizione dalla Prefettura, Comuni e Regione», ribadisce Emiliano. Ma anche in questo caso si chiedono «progetti reali e non concessioni a pioggia di risorse economiche da parte della Regione in favore di cooperative che si occupino del problema casa», ribatte Soumahoro. La lotta al caporalato e per i diritti umani in Puglia è ancora lungi dall’essere vinta.

FONTE: IL MANIFESTO

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