La Val di Susa brucia. L’incendio infinito assedia ormai i paesi

L’emergenza dura ormai da sette giorni. Quasi mille evacuati, chiusa per ore l’autostrada del Frejus. Aerei dalla Croazia, fiamme anche sopra Varese

MARIACHIARA GIACOSA CARLOTTA ROCCI • 30/10/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 466 Viste

TORINO. La Valsusa brucia. Se il vento non cala, gli sfollati saranno presto un migliaio. Le raffiche di phoen si abbattono sulle montagne, minacciano almeno quattro comuni, spostano le fiamme e trovano boschi secchi che prendono fuoco in pochi istanti.

Intere borgate da ieri mattina sono assediate dai roghi che le tengono in ostaggio da una settimana. Per tutto il pomeriggio e fino a sera è rimasta chiusa l’autostrada del Frejus che collega Italia e Francia e la coltre di fumo che copre la valle si allunga fino a Torino. Il governo, tramite la rete europa di Protezione civile, ha mandato in soccorso al Piemonte due canadair dalla Croazia che si aggiungono ai cinque della flotta nazionale. Un aiuto prezioso che, però, si è subito dimezzato. Un velivolo è stato dirottato in Lombardia, verso il Parco regionale Campo dei Fiori, patrimonio Unesco nel varesotto dove c’è un Osservatorio astronomico minacciato dal fuoco. Quindici persone sono state evacuate.

Circa tremila ettari bruciati in Piemonte, ma è questo il fronte più grave. A Mompantero, a pochi chilometri da Susa, teatro delle battaglie No Tav del 2005, è scappato un paese intero. La sindaca, Piera Favro, ha ordinato l’evacuazione per 450 persone. Anche chi era rimasto fino all’ultimo per salvare la propria casa ha dovuto desistere. «Quando sono saltati i ripetitori e non si respirava più nemmeno con le maschere siamo dovuti scendere» racconta chi ha atteso più a lungo. Ora vigili del fuoco e i volontari anti-incendi boschivi proteggono i cortili casa per casa. In otto sono finiti in ospedale intossicati dal fumo. La Croce rossa nazionale ha distribuito ieri sera 300 pasti e cento brandine. Da domani sarà operativa anche una cucina da campo, la stessa usata nell’ultimo terremoto in Abruzzo.

«Brucia tutto, si sentono esplosioni » dice chi lavora più vicino alla linea del fuoco. Sono i vetri delle baite abbandonate e in qualche caso ordigni bellici, rimasti sepolti sotto terra e risvegliati dalle fiamme che corrono rapide verso la valle. Per 200 anziani, ospiti di una casa di riposo a Susa, c’è l’ordine di sfollamento e altri venti sono fuori casa a Venaus. A Caprie, in bassa valle, 150 persone sono scappate e poi tornate, ma tengono la valigia pronta. «La situazione è molto critica — dice il presidente della Regione Sergio Chiamparino — il vento complica le operazioni di canadair ed elicotteri ». I sindaci che hanno trasformato i loro comuni in centrali operative chiedono aiuto e mezzi. «Abbiamo più di trecento volontari in azione, arrivano da tutta Italia e presto potrebbe arrivare un supporto anche dalla Francia, dove ci sono uomini specializzati nei roghi in montagna».

Fonte: MARIACHIARA GIACOSA CARLOTTA ROCCI, LA REPUBBLICA

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