Razzismo di branco a Roma. Ultrà pestano un cameriere bengalese
![]()
ROMA. Prima gli insulti razzisti: «Sporco negro. Che ci fai qui in Italia? Gli immigrati devono andare via». Poi il pestaggio. Vittime dell’aggressione a sfondo razziale un cittadino del Bangladesh di 27 anni e un egiziano di 32. L’episodio di violenza è accaduto nel centro storico di Roma, ancora scossa dalla vicenda degli adesivi antisemiti affissi allo stadio Olimpico da parte di tifosi della Lazio. Questa volta i protagonisti sono tutti supporter giallorossi, sono cinque e hanno dai 17 ai 19 anni. Uno è stato arrestato per tentato omicidio, gli altri denunciati per lesioni e percosse.
I due extracomunitari erano appena usciti dal ristorante dove lavorano come aiuto cuoco uno e lavapiatti l’altro e si stavano avviando alla fermata del bus. Erano le tre del mattino nella centralissima piazza Cairoli, a due passi dal ministero della Giustizia in via Arenula e da piazza Campo de’ Fiori dove i giovani aggressori avevano trascorso la serata tra un locale e l’altro .
Quando il gruppo ha notato i due stranieri si è avvicinato compatto. In dodici, comprese tre ragazze, hanno iniziato a insultarli. Un italiano si è avvicinato e ha invitato i due stranieri a non reagire e a far finta di non avere sentito nulla. Ai giovani ha invece detto di allontanarsi. L’invito sembrava essere stato raccolto, ma cinque del gruppo — due 18enni, due 19enni e un 17enne — sono tornati indietro e dalle parole sono passati ai fatti. Calci, spintoni, pugni, conditi da insulti sul colore della pelle perché «gli stranieri devono stare a casa loro, non qui a rubare lavoro a noi». In cinque contro uno, Chodro Kartik, il bengalese, mentre l’amico egiziano è riuscito a scappare dopo i primi schiaffi.
Alessio Manzo, 18 anni, l’arrestato, come il resto del gruppo di Acilia (quartiere a sud della capitale), studente di un istituto alberghiero e, a giudicare dal suo profilo Facebook, attirato dalle idee dell’estrema destra (una delle immagini che campeggia sulla sua pagina social è una stretta di mano tra Hitler e Mussolini, oltre a una bandiera con falce e martello che brucia), ha infierito sul bengalese a terra. La violenza ha provocato lesioni gravissime al 27enne che ora con il volto completamente tumefatto e avvolto da garze e bende ovunque, irriconoscibile, è ricoverato all’ospedale San Camillo in prognosi riservata. L’egiziano ha invece rifiutato di farsi medicare in ospedale. Dopo il pestaggio, la fuga dei responsabili per le vie del centro. Una fuga che però è durata pochissimo. Le testimonianze delle due vittime oltre a quelle di molti presenti che hanno chiamato le forze dell’ordine, hanno consentito agli investigatori di risalire al gruppo. La comitiva, come se nulla fosse accaduto, era a bere l’ultimo drink prima di rientrare a casa. Manzo in caserma ha provato a difendersi: «Era scoppiata una rissa e mi stavo solo difendendo ». Solidarietà alla «vittima del branco per il vile gesto», è arrivata via twitter dalla sindaca Raggi e dalla comunità di Sant’Egidio secondo la quale «il fatto che gli autori dell’agguato siano tutti giovanissimi richiede un impegno importante».
Fonte: FEDERICA ANGELI E LORENZO D’ALBERGO, LA REPUBBLICA
Related Articles
L’appello della famiglia Regeni: «Rompete il muro di silenzio»
![]()
Verità per Giulio . Il ricercatore friulano controllato dai servizi già poco dopo il suo arrivo al Cairo, secondo un dossier anonimo recapitato all’ambasciata italiana in Svizzera e consegnato alla procura di Roma
Migranti, rifugiati, profughi: persone, non fantasmi
![]()
La manifestazione del 30 novembre a Roma – Foto: Livia Cantore
Ahmed era abituato a lavorare duro. Tirare su mattoni, arrampicarsi su impalcature di legno. Rientrare alla sera in una casa-dormitorio, altre dieci persone intorno. Sette giorni su sette, 10 ore al giorno, da quando a inizio 2009 il suo governo aveva stretto un accordo con quello libico. In 50 mila erano arrivati dal Bangladesh in poco più di un anno, manodopera a basso costo per il piano di costruzione di infrastrutture ideato da Gheddafi con sostegni internazionali.
E’ morta Luciana, la madre di Ilaria Alpi che da 24 anni lottava per la verità
![]()
Insieme al marito Giorgio, si è battuta fino alla fine per conoscere i nomi di chi ordinò il delitto in Somalia della giornalista Rai e del suo operatore


