Migranti. Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sugli accordi con la Libia

L’Italia ha delegato alla guardia costiera libica il compito di fermare i riportare indietro i barconi dei migranti intercettati nelle sue acque territoriali

il manifesto • 12/10/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 122 Viste

Il Consiglio d’Europa richiama il governo italiano per l’aiuto offerto a Tripoli per fermare le partenze dei migranti. «Alla luce dei recenti rapporti sulla situazione dei diritti umani dei migranti in Libia, consegnandoli alle autorità libiche o ad altri gruppi li si espone ad un rischio reale di tortura o trattamenti inumani o degradanti», ha scritto il 28 settembre scorso il commissario per i Diritti umani Nils Muiznieks in una lettera al ministro degli Interni Marco Minniti chiedendogli di chiarire «il tipo di operazioni di sostegno che pensa di fornire alle autorità libiche nelle loro acque territoriali e quali salvaguardie l’Italia abbia messo in atto per garantire che le persone intercettate o soccorse da navi italiane in acque libiche non si trovino in situazioni contrarie all’articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Fino a oggi l’Italia si è preoccupata di addestrare la guardia costiera libica, alla quale ha delegato il compito di fermare i riportare indietro i barconi dei migranti intercettati nelle sue acque territoriali. A giugno, quando l’attività della Marina libica è cominciata, il governo italiano assicurò che i migranti sarebbero stati trasportati in centri di accoglienza gestiti da organismi internazionali. In realtà i campi non sono mai stati aperti e, come ricorda Muizniesks, i migranti finiscono in centri di detenzione dove subiscono violenze e torture.

Nella sua risposta al commissario per i Diritti umani, Minniti respinge l’accusa che navi italiane possano eseguire dei respingimenti. «Mai navi italiane o che collaborano con la Guardia costiera italiana hanno riportato in Libia migranti tratti in salvo», scrive il titolare del Viminale. «L’attività delle autorità italiane è finalizzata alla formazione, equipaggiamento e supporto logistico della Guardia costiera libica in stretta collaborazione con gli organismi dell’Unione europea, non ad attività di respingimento».

Una risposta tecnicamente esatta, che sorvola però sulle preoccupazioni espresse dal Consiglio d’Europa permettendo così al ministro di sottolineare come «l’Italia non sottovaluta affatto il tema del rispetto dei diritti umani in Libia ed, anzi, lo considera cruciale».

FONTE: IL MANIFESTO

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