Sicilia, Centrodestra avanti di poco secondo gli exit poll

Sicilia: Musumeci in testa, tallonato dal candidato dei 5 Stelle. Il Pd sotto il 13% accusa Grasso

Paolo Foschi • 6/11/2017 • Politica & Istituzioni • 447 Viste

Forse stavolta Nello Musumeci è riuscito a conquistare la presidenza della Regione Siciliana, sfumata cinque anni fa per le spaccature nel centrodestra. Secondo gli exit poll di Emg-Acqua Group per La7, in attesa dello spoglio di oggi che inizia alle 8, il candidato voluto da Giorgia Meloni e Matteo Salvini e accettato da Silvio Berlusconi avrebbe ottenuto il 36,5-39,5%, mentre Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle, avrebbe preso fra il 34 e il 37%. Un leggero vantaggio in linea con le elaborazioni Piepoli-Rai (36-40% per l’esponente del centrodestra, 33-37% per il grillino).

Molto staccati gli altri: Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo, appoggiato dal Pd e da Ap, si sarebbe attestato fra il 16 e il 20%, mentre Claudio Fava, in corsa per la lista Centopassi, Sinistra italiana e Mdp, avrebbe incassato fra il 6 e il 9%, accreditando le speranze di uno spazio di visibilità politica a sinistra del Pd. Ancora in calo l’affluenza (46,76% rispetto al 47,41% del 2012)) anche se non c’è stato il crollo temuto alla vigilia. Il Movimento 5 Stelle esce dalla consultazione come primo partito con il 28-32%, Forza Italia è al 13-16%, mentre il Pd si ferma all’8-12%, Salvini-Meloni al 7-9%. Il partito di Angelino Alfano, Ap, è dato fra il 3 e il 6% e rischia di restare fuori dall’Assemblea regionale, dove lo sbarramento è fissato al 5%. Secondo una proiezione di Youtrend, Musumeci sarebbe comunque senza maggioranza con 32 seggi su 70, 25 andrebbero al Movimento 5 Stelle, 8 al Pd e 5 a Fava.

Se confermato dallo spoglio, il risultato di Musumeci, 62 anni, già presidente della Provincia di Catania nel 1992, avrebbe il sapore della rivincita: nel 2012 le sue ambizioni si scontrarono con la candidatura di Gianfranco Miccichè, che in polemica con il Pdl si presentò con alcune liste «ribelli», spaccando il centrodestra e permettendo a Rosario Crocetta (Pd, Udc e il Megafono) di scalare Palazzo d’Orleans, fastosa sede della presidenza Regione altrimenti inarrivabile per il centrosinistra. Cinque anni dopo la frattura, Miccichè è stato uno degli sponsor della riunificazione del centrodestra. Ora verrà la parte più difficile. La lista civica che ha sostenuto Musumeci già nel proprio nome promette che la Sicilia «Diventerà bellissima», ma prima dell’estetica ci sono le urgenze della finanza pubblica: il nuovo presidente dovrà ingaggiare una corsa contro il tempo (e contro decenni di sprechi) per salvare la Regione dal default.

Lorenzo Guerini, coordinatore del Pd, ha riconosciuto la débacle: «Se i risultati confermeranno gli exit poll di stasera ci troveremmo davanti a una sconfitta tanto annunciata da tempo quanto netta e indiscutibile. Se ci fosse stata maggiore apertura della sinistra al centro avremmo giocato le nostre carte anche contro una destra unita».

Sul fronte opposto, per Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, con la vittoria di Musumeci «verrebbe smentita, ancora una volta, la favola secondo la quale si vince solo al centro, con proposte e identità annacquate». «Aspettiamo i risultati definivi, ma il nostro è comunque un risultato fantastico — ha commentato Ignazio Corrao, del Movimento 5 Stelle —. Abbiamo corso da soli contro le accozzaglie della vecchia politica siciliana. I dati degli exit poll ci danno testa a testa, di sicuro è fallito il Pd».

FONTE: Paolo Foschi, CORRIERE DELLA SERA

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