Maxibonus di 43 milioni per Marchionne, sciopero per 500 interinali

Fca. Premio di 43 milioni al super manager. Ma a Cassino e Pomigliano montano le proteste. Stop di 8 ore oggi nel sito laziale, indetto dalla Fiom. A Napoli in allarme anche Fim e Uilm per i mancati investimenti

Antonio Sciotto • 8/11/2017 • Lavoro, economia & finanza • 551 Viste

Maxi bonus per il super amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne – 2,8 milioni di azioni Fiat Chrysler pari a oltre 43 milioni di euro – ma intanto le tute blu degli stabilimenti italiani devono vedersela con più di un problema. In particolare a Cassino – dove la Fiom ha indetto uno sciopero di 8 ore, per la giornata di oggi, a tutela di diverse centinaia di interinali – e a Pomigliano, dove ad alzare la voce sono anche i sindacati Fim e Uilm visto un quadro ancora troppo incerto degli investimenti e l’approssimarsi della fine della cassa integrazione senza che tutto il personale sia mai stato riassorbito. Marchionne, intanto, si è saputo che resta anche al top della classifica dei manager italiani di Reputation manager, seguito dal presidente e ad di Rcs Urbano Cairo e dal timoniere di Enel Francesco Starace.

LA MAXI CEDOLA DI azioni è stata staccata a favore del manager dell’auto il 27 ottobre scorso, come premio maturato con i risultati di bilancio 2016: sono stati centrati in particolare – informa la stessa Fca – i target previsti nel piano industriale 2014-2018. Il controvalore dei pacchetti azionari di Marchionne in Fca, Ferrari e Cnh, complice anche la corsa dei titoli in Borsa, supera così adesso il mezzo miliardo di euro. Un «tesoretto» che – spiegavano ieri le agenzie – remunera chi, dopo aver preso in mano le redini di una Fiat sull’orlo del fallimento nel 2004, ha creato tre gruppi (Fca, Cnh e Ferrari) che valgono quasi 60 miliardi di euro, più di quanto capitalizzino Tesla o Gm in Borsa.
Ma evidentemente tanta grazia non viene colta sulle linee degli stabilimenti italiani, visto che a Cassino si è aperta una vertenza che riguarda 832 interinali: in scadenza in ottobre, sono stati confermati solo 300 di loro, mentre il futuro di altri 532 rimane avvolto nelle nebbie del frusinate.

Per questo motivo la Fiom ha indetto 8 ore di sciopero, con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento: «La direzione aziendale di Fca il 31 ottobreha comunicato ai delegati della Fiom Cgil in merito alla scadenza degli 830 contratti precari che solo a 300 lavoratori è stato prorogato il rapporto di lavoro; gli altri, da giovedì 2 novembre non sono più in forza nello stabilimento», spiega il sindacato delle tute blu Cgil.

LA FIOM AVEVA contro-proposto, durante un incontro che si era tenuto il 2 novembre, la rotazione di tutti i somministrati: «Sarebbe stato un modo per non farli uscire dal circuito aziendale, visto che dicono di volerli richiamare nei primi mesi del 2018», spiegano dal sindacato, ma la direzione aziendale ha deciso di recedere il rapporto di lavoro.

«Lo stabilimento di Cassino che doveva essere il rilancio del polo del lusso del marchio Alfa in Italia, è invece diventato un punto di debolezza, che ancora una volta l’azienda scarica sui lavoratori», insiste la Fiom, che chiede «la stabilizzazione di tutti gli 830 interinali». La Fiom punta a «un tavolo istituzionale per affrontare il futuro occupazionale e produttivo in Fca e indotto» e auna «riforma del sistema pensionistico che permetta ai turnisti di andare in pensione e ai giovani di avere un lavoro stabile».

SU POMIGLIANO, OLTRE ai reiterati allarmi della Fiom, si sono aggiunte adesso le preoccupazioni di Fim, Uilm e Aqcfr, allarmati dalla poca chiarezza sui futuri investimenti, a maggior ragione dopo che la Polonia si è assicurata la nuova Panda dal 2021: «L’obiettivo assunto dai vertici aziendali del pieno assorbimento di tutti i lavoratori entro la fine del 2018 appare ancora lontano – lamentano i sindacati – La situazione di Pomigliano non è l’unica, ma oggi è la più urgente: non solo perché si avvicina il termine di fine utilizzo degli ammortizzatori sociali imposto dalla nuova normativa (per Pomigliano luglio 2019), ma soprattutto perché è già annunciato in Polonia il lancio della produzione della nuova Panda dal 2021. Gli investimenti necessari alle nuove assegnazioni produttive devono quindi essere deliberati subito – è la richiesta – ben prima della presentazione del futuro piano industriale (investor day) annunciata per il primo semestre del 2018».

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO

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