Crediti deteriorati, è accordo con la Bce

La vigilanza bancaria europea difende le sue potestà ma apre agli approfondimenti per migliorare le nuove linee guida della Bce

Riccardo Chiari • 10/11/2017 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 604 Viste

Credit crack. Daniéle Nouy puntualizza: «Parliamo dei nuovi npl, non degli stock. Forse nell’addendum non siamo stati abbastanza chiari, e allora lo ribadiamo». Titoli bancari subito in rialzo, anche per l’ipotesi di uno slittamento dell’entrata in vigore delle nuove regole

Sui crediti deteriorati finisce pari e patta, con la vigilanza bancaria di Francoforte che rivendica la sua potestà, e al tempo stesso assicura, per bocca di Daniéle Nouy, che la bozza di addendum alle linee guida della Bce sui non perfoming loans (npl) «può essere migliorata, e lo sarà. Tutto si può modificare, se le norme non vengono considerate adeguate». La responsabile della vigilanza ha anche aperto alla teorica possibilità («ma la decisione finale dipende dal board») di uno slittamento dell’entrata in vigore dell’addendum, cioè del piano sullo smaltimento dei crediti deteriorati, oltre la data prevista del primo gennaio prossimo. Al tempo stesso Nouy ha puntualizzato: «Parliamo dei flussi di nuovi npl, non degli stock. Forse nell’addendum non siamo stati abbastanza chiari, e allora lo ribadiamo».

Visti i numeri «galattici» dei cosiddetti «stock» – 795 miliardi di npl nell’area euro, di cui 172 in carico agli istituti di credito italiani – la mini-frenata della vigilanza bancaria, che secondo molti addetti ai lavori aveva già messo in cantiere un provvedimento analogo proprio sui crediti deteriorati attualmente nelle pance delle banche, ha subito attivato la molla rialzista delle borse nel comparto specifico.

Sul fronte politico-legale invece la vigilanza bancaria europea, appoggiata esplicitamente nei giorni scorsi da Mario Draghi, ha reagito sia al parere legale chiesto dall’Europarlamento, parere secondo il quale la vigilanza sta travalicando i suoi poteri nella definizione dell’addendum, che alle critiche mosse ieri dai singoli eurodeputati durante l’audizione di Nouy.

Sul punto la responsabile della vigilanza è stata chiara: «Una volta adottato, l’addendum ricade nel mandato e nei poteri di supervisione della Bce». E ancora: «All’Eurogruppo il nostro approccio ha avuto un generale sostegno, la nostra interpretazione è stata confermata dalla Commissione europea, ed è in linea con le conclusioni del Consiglio di giugno». Nouy ha tuttavia sottolineato: «Non abbiamo ancora preso una decisione, la Bce terrà in considerazione, con cura, tutti i commenti ricevuti», prima di finalizzare a dicembre l’addendum.

Nel merito, pur aprendo a un teorico slittamento, la responsabile della vigilanza ha comunque difeso i tempi previsti dalle nuove linee guida. Ad esempio, quanto al criterio secondo cui i crediti non garantiti diventati sofferenze debbano essere coperti da accantonamenti nel giro di due anni, ha osservato: «Negli Stati Uniti questo criterio è di 180 giorni». Inoltre, quanto al periodo previsto per le coperture dei crediti garantiti diventati sofferenze, ha aggiunto: «Sette anni per recuperare il collaterale mi sembrano tanto».

Va da sé infine che gli alfieri – italiani – della «resistenza» alle nuove linee guida di Francoforte abbiano alzato le insegne della vittoria. Ecco Antonio Tajani, enfatico: «Deve essere il luogo della rappresentanza, il Parlamento europeo, assieme al Consiglio, a scrivere le leggi, non possono farlo funzionari, tecnocrati che non sono eletti e non rispondono a nessuno». Come se i primi ministri e i loro colleghi «ecofinanziari» non fossero eletti nei singoli paesi. Più lucido il presidente della specifica commissione parlamentare, Roberto Gualtieri: «Occorrerebbe applicare l’addendum solo ai nuovi prestiti, e non ai npl che scaturiscono da vecchi prestiti, eliminando ogni elemento di retroattività».

FONTE: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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