L’economista Giavazzi: «La crisi delle banche è figlia della recessione»

Le colpe possono ricadere anche sulla cattiva gestione di alcuni istituti di credito o sulla commistione con la politica

Bruno Perini • 23/11/2017 • Lavoro, economia & finanza • 551 Viste

«Se vogliamo trovare un colpevole della crisi che ha colpito il sistema bancario internazionale e italiano dobbiamo dire chiaramente che il principale imputato di questa crisi è la lunga e profonda recessione che ha colpito l’Occidente. Poi ci sono state le malversazioni, questo è certo. Ma all’origine della crisi delle banche c’è stata la più violenta recessione degli ultimi 70 anni. Questo non significa negare che ci siano state delle gravi responsabilità nella gestione. I danni di quella mala gestione, riparati con soldi nostri, ci sono costati l’1,3% del Pil. Mi riferisco ai 20 miliardi stanziati dal governo per i salvataggi delle banche. So che ci sono state molte critiche per come sono stati utilizzati quei soldi e per l’entità della cifra. Ma tenga conto che c’è chi sta peggio. La Germania, che pure stava meglio di noi dal punto di vista dell’economia, ha utilizzato il 14% del Pil per salvare le sue banche».

Francesco Giavazzi, economista bocconiano, editorialista del Corriere della Sera parla volentieri della crisi delle banche ma avverte che non bisogna fare confusione: «Secondo me non possiamo perdere di vista la causa principale della crisi se no non capiamo quali sono le terapie per combatterla. La cosa straordinaria che è avvenuta è che la recessione si è mangiata circa 5 punti di Pil che si sono trasferiti nei famigerati crediti deteriorati, che ancora pesano sulle banche. Questo stock di crediti deteriorati va smaltito. Unicredit, ad esempio, lo ha fatto più di altre banche ma l’ostacolo da superare è quello».

D’accordo. Ma è un serpente velenoso che si mangia la coda se è vero che la recessione mondiale è stata causata dal sistema bancario con la politica dei mutui subprime.

Non vi è dubbio che sia così: le banche Usa e inglesi con la complicità dei loro governi hanno provocato la recessione attraverso la politica dei mutui. E su quella politica si è poi innestata la montagna di sofferenze che tengono con il fiato sospeso il sistema bancario. Oggi possiamo dire che il peggio è passato ma è un bene che gli Stati siano intervenuti facilitando operazioni di salvataggio. Prenda il caso di Banca Intesa che ha salvato con il contributo della Stato, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Qualcuno ha polemizzato con il governo, accusato di aver regalato a Banca Intesa cinque dei 20 miliardi previsti per i salvataggi. Io penso francamente che quello fosse un passaggio obbligato: i cittadini in fondo hanno perso pochi soldi. Ci rendiamo conto che se Veneto Banca e Popolare di Vicenza fossero fallite, per i depositanti sarebbe stata una tragedia? In quel caso avrebbero davvero perso tutti i loro risparmi.

Quindi secondo lei siamo usciti dal tunnel?

Diciamo che il peggio è passato ma il problema più drammatico del sistema bancario in Italia resta quello dei costi troppo elevati. Va fatta una ristrutturazione che utilizzi la rete Internet e abbatta i costi. Mi ha colpito, ad esempio, il fatto che la Svezia abbia in sostanza abolito il contante. Di recente sono stato in Norvegia e quando ho chiesto dei contanti mi hanno guardato con sospetto.

Quanto ha pesato la politica nelle crisi bancarie?

La politica italiana ha sempre pesato molto sulle banche. Basti pensare al Monte dei Paschi di Siena o in passato a Capitalia o ancora alle Popolari dove la politica contava davvero troppo. Da questo punto di vista bisogna dare atto a Matteo Renzi di aver riformato le banche popolari che erano fonti inesauribili di commistione tra politica e banche mentre non si può condividere quello che stava avvenendo a proposito del governatore di Bankitalia. Il Parlamento stava facendo un altro danno, contravvenendo alla regola per la quale la nomina del governatore di Bankitalia spetta al presidente della Repubblica.

FONTE: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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