Migranti. Ennesimo naufragio nel mare di Libia

Ieri l’ennesimo naufragio al largo di Garabulli, decine le vittime. Chi si salva finisce nei centri gestiti dalle milizie

Adriana Pollice • 26/11/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1041 Viste

I corpi di 31 migranti annegati sono stati recuperati ieri mattina al largo di Garabulli, a 60 chilometri da Tripoli, ma potrebbero esserci molte altre vittime. La Guardia costiera libica ha intercettato il gommone semiaffondato: erano oltre un centinaio alla partenza, sono sopravvissuti in 44, 40 i dispersi. In cattive condizioni fisiche, sono stati riportati a Tripoli: «Quando la pattuglia è arrivata sono stati individuati decine di corpi – dice il funzionario della guardia costiera Abu-Ajela Ammar -. Le prime informazioni indicano che la barca è affondata per sovraffollamento».

NEL TRAGITTO DI RITORNO è stato intercettato un altro gommone con 120 migranti, anche il secondo gruppo è stato riportato in Libia. Sulla pagina Facebook della Guardia costiera sono state poi postate le foto dei sacchi bianchi con i corpi e la macabra didascalia: «Cadaveri divorati dagli squali durante le operazioni di salvataggio». La marina libica, tra giovedì e venerdì, aveva già bloccato 326 naufraghi, a circa venti miglia dalle spiagge di Al Hamza e Bulali. Chi viene riportato indietro finisce nei centri di raccolta gestiti da Tripoli e dalle milizie. Secondo l’Oim sono stati oltre 161mila i migranti arrivati in Europa nel 2017, circa 3mila sono scomparsi in mare.

IERI LA NAVE ACQUARIUS dell’Ong Sos Méditerranée ha soccorso un barcone con 400 persone. Tra mercoledì e giovedì ne aveva messi in salvo 387. Mercoledì una camerunense ha raccontato: «Il mio bambino ha un anno e mezzo, è nato nel deserto del Niger. In Libia siamo stati in prigione per 5 mesi a Sabratha con il bambino. Una donna è morta dopo aver partorito, il cordone era stato tagliato col filo perché non c’è niente: niente medicine, niente cure. Non ci si poteva lavare. Ci mettevano droga nel cibo, l’acqua non era potabile».

Sono ancora le donne a spiegare: «La tratta dei neri esiste in Libia. In Libia tutti sono armati, anche i bambini. Si sentono spari dappertutto. Prendono le donne, le imprigionano, le torturano, ti spogliano e ti perquisiscono. Gli uomini e i bambini vengono sodomizzati. Spezzavano le dita alle ragazze chiudendole nelle porte. I trafficanti ci hanno spinto in mare dicendoci “andate a morire nel Mediterraneo”».

GIOVEDÌ l’Aquarius ha raggiunto un’imbarcazione in pericolo, le operazioni però erano state assegnate alla Guardia costiera libica che sul posto non c’era, i volontari si sono dovuti fermare e attendere: «Quasi due ore dopo abbiamo potuto lanciare le scialuppe di salvataggio – ha spiegato Nick Romaniuk, vicecoordinatore dei soccorsi -. Questa lunga attesa ha suscitato una grande angoscia a bordo del gommone in difficoltà. I naufraghi erano molto agitati». A bordo c’era il corpo senza vita di una donna, deceduta alla partenza dalle coste libiche: qualche giorno prima aveva dato alla luce un bambino nato morto, le complicazioni del parto le sono state fatali.

UN BAMBINO AFGHANO di dieci anni è morto venerdì in un barcone al largo dell’isola di Lesbo, mentre in 65 sono stati salvati. Era con la famiglia su un’imbarcazione che dalla Turchia doveva portarli in Grecia ma è stato calpestato dagli altri passeggeri in preda al panico, dopo aver avvistato una nave della Guardia costiera greca: i migranti hanno creduto fosse la marina turca e temevano di essere riportati in quel paese.

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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