Berlusconi: uniti si vince. Miccichè già vede un 22-0 alle Politiche

Il leader: siamo credibili per guidare il Paese. Salvini: governo sfiduciato, subito le elezioni Il capo di FI: è stato importante che gli elettori vedessero quanto io sono e sarò presente

Paola Di Caro • 6/11/2017 • Politica & Istituzioni • 556 Viste

ROMA Una vittoria cercata e voluta. E Silvio Berlusconi, ad Arcore dove si riposa dopo il tour siciliano che lo ha visto tornare sul campo in campagna elettorale con comizi e passeggiate a Palermo e a Catania, la «assapora» convinto di averla lì, ad un passo, e di aver fatto tutto il possibile per ottenerla con «un ruolo decisivo». «È stato importante mostrarci uniti, incontrarci tra leader, far vedere che remiamo tutti nella stessa direzione. Ed è stato importante che i nostri elettori vedessero quanto io sono e sarò presente».

In attesa dei risultati ufficiali e delle conferme sui voti di lista — che secondo gli exit poll vedrebbero FI tra il 13 e il 16% e la lista comune di Noi per Salvini e di FdI attorno alla più che onorevole forbice del 6-8% — il leader azzurro pregusta una vittoria che tutti sentono nell’aria contro gli avversari più temuti e più attaccati alla vigilia: «Con questa coalizione, con questo assetto — dice ai suoi — possiamo vincere ovunque. Ma, soprattutto, unendoci abbiamo dimostrato che siamo gli unici a poter fare da argine al M5S, che è il vero pericolo. Renzi e la sua sinistra spaccata non reggono l’urto. Solo noi siamo credibili come forza per guidare il Paese».

Passa in secondo piano in questo momento quanto pure è stato complesso mettere su un’alleanza nell’isola che Berlusconi non avrebbe voluto veder guidata da un politico della vecchia guardia e dalla chiara provenienza di destra come Nello Musumeci. Senza l’irremovibile Giorgia Meloni, che ha sostenuto fin dal primo momento il candidato e che ha convinto prima Salvini a fare altrettanto e poi — dopo i tentennamenti — anche Berlusconi, l’esperimento sarebbe stato diverso, e il baricentro centrista magari avrebbe caratterizzato l’alleanza. Invece lo schema in campo è stato altro, e sembrerebbe aver funzionato: «Se confermate, con queste percentuali in Sicilia possiamo vincere nell’uninominale 22 a 0, non ci ferma nessuno» dice Gianfranco Miccichè. «Gli elettori ci hanno riconosciuto come coalizione, e ci hanno premiato. E il Rosatellum è fatto proprio per premiare chi si coalizza», dice Paolo Romani. Che provvede a frenare i calcoli tutti interni al centrodestra su quanto pesi chi, dopo l’ottimo risultato della lista Lega-FdI («Il governo è stato sfiduciato dall’80% dei siciliani, scioglimento del Parlamento ed elezioni subito», dice Salvini) e anche quello che sembra un boom dei piccoli partiti di centro: «È chiaro che FI paga anche un prezzo alle tante liste civiche e a quella del presidente, il nostro peso in Sicilia alle politiche sarebbe maggiore di questo», avvertono da Forza Italia.

Sì perché da oggi il centrodestra sarà concentrato su due priorità: la spartizione delle candidature e i temi forti di un programma che dovrà essere unitario. Al momento non è previsto un vertice fra i leader, ma ciascuno si concentrerà sul proprio partito. «Prima — spiega Romani — dovremo però disegnare i collegi, e chiediamo alla maggioranza di non tentare blitz: si deve decidere tutti assieme. Poi, a fine anno, si dovranno sciogliere le Camere: non c’è tempo per votare altre leggi come lo ius soli». E ci sarà da mettere nero su bianco un programma, e una linea unitaria tutta da individuare, che permetta ai tre partiti di guadagnare voti nel proporzionale. Perché sulla leadership la battaglia è tutta aperta, ed è solo all’inizio.

FONTE: Paola Di Caro, CORRIERE DELLA SERA

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