Diritti globali: ‘crescita elusiva con precarietà di massa’

(ANSA) – ROMA, 27 NOV – Una “crescita economica elusiva” dovuta a “incertezze multiformi”: “dalla crisi sociale che ha aumentato le diseguaglianze e rafforzato la precarietà di massa; dalla crisi politica che ha contaminato il neoliberismo dominante con istanze populiste, sovraniste e neofasciste; dalla crisi del credito”. Così il rapporto Diritti Globali vede la situazione [&hellip

ANSA • 28/11/2017 • Contenuti in copertina, Rapporto 2017, Studi, Rapporti & Statistiche • 182 Viste

(ANSA) – ROMA, 27 NOV – Una “crescita economica elusiva” dovuta a “incertezze multiformi”: “dalla crisi sociale che ha aumentato le diseguaglianze e rafforzato la precarietà di massa; dalla crisi politica che ha contaminato il neoliberismo dominante con istanze populiste, sovraniste e neofasciste; dalla crisi del credito”. Così il rapporto Diritti Globali vede la situazione economica italiana e la tiepida ripresa: una “crescita senza occupazione fissa”.

“A giugno 2017 il numero dei dipendenti a termine aveva raggiunto quota 2,69 milioni, toccando il valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche per questo dato, ovvero dal 1992. Il motore di questa crescita – osserva il rapporto, curato da Sergio Segio ed edito dalla Cgil – è stata la “riforma” del ministro Giuliano Poletti, che nel 2014 ha eliminato la ‘causalità’ al contratto a termine permettendo la moltiplicazione di questi contratti” e “la precarietà del lavoro a termine è aumentata, 37 mila unità in un solo mese, 265 mila in un anno su un totale di 367 mila”. Analizzando il mercato del lavoro, Diritti Globali, sottolinea come “una parte di questa crescita è stata dovuta all’occupazione precaria delle donne”.

Vi è inoltre “il consolidamento del gap generazionale tra gli occupati ultracinquantenni (+335 mila in un anno) a fronte di un calo nelle altre classi di età (-188 mila) e in particolare tra i 15-34enni”. Il dossier mette in risalto anche un altro dato: “la povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani.

Raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under 35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne” e “questa trasformazione si riflette nei dati sulla povertà relativa che riguarda 8 milioni 465 mila persone, pari a 2 milioni 734 mila famiglie”. (ANSA).

 

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