Diritti globali: ‘se vince il populismo c’è baratro’

L’apocalisse umanitaria. Tornano nazionalismo e razzismo

ANSA • 28/11/2017 • Contenuti in copertina, Rapporto 2017, Studi, Rapporti & Statistiche • 121 Viste

(ANSA) – ROMA, 27 NOV – “Senza l’ausilio costante della memoria il peggior passato è destinato a tornare. E lo sta facendo. Nazionalismo, razzismo, fascismo, guerre, persino minaccia atomica”. E’ “il vecchio che avanza”, secondo Sergio Segio nel quindicesimo rapporto sui Diritti Globali, intitolato ‘Apocalisse umanitaria’, realizzato da Società INformazione, edito dalla Cgil.

“Vediamo pericolosamente proliferare e affermarsi i populismi”: il dossier li spiega come la “rivolta” dei “penultimi”, di chi si trova “sul crinale scivoloso tra il cadere fuori e il rimanere dentro. E che di questa precarietà fa colpa alle ‘caste’, ma che alla fine confligge e si sfoga su chi sta un gradino più sotto del proprio, gli ultimi della fila”. La demarcazione è tra “chi è dentro e chi è fuori, ma anche tra ‘noi’ e ‘loro'”: e a “livello dei decisori politici” ma anche a “livello sociale” la reazione è “barriere sempre più alte, frontiere sempre più chiuse”. Dalla xenofobia al razzismo il passo è breve: alla base di entrambi vi è la “paura”, ma nel caso del razzismo la paura è “fecondata” dal “germe dell’odio”.

La previsione è cupa: “Se i populismi dovessero estendersi e affermarsi ulteriormente, come già mostra la politica di Donald Trump”, “con il crescere delle destre xenofobe o addirittura apertamente fasciste e neonaziste in molta parte d’Europa, Italia compresa, non saremmo di fronte a un’alternativa e a un’uscita dalla crisi, bensì a un passo ulteriore e ancor più drammatico verso il baratro”. “Per scansare il baratro, per frenare l’apocalisse umanitaria e per bloccare la guerra contro i poveri del mondo sono urgenti segnali chiari”, conclude.

Il dossier definisce anche Trump come “un presidente anomalo” in “una democrazia malata”: “il fatto che il vincitore ufficiale abbia ottenuto in realtà un milione e mezzo di voti in meno della candidata sconfitta, ha messo ancora una volta in luce le imperfezioni e i problemi di una democrazia che si presenta come modello globale ma che continua a essere fondata su concetti di lobby e di élite locali e regionali più propri del XIX secolo”.

(ANSA).

 

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