Thyssenkrupp

Dieci anni dal rogo della Thyssenkrupp a Torino. I morti sul lavoro tornano a crescere

L’anniversario della tragedia. Il presidente Mattarella ricorda i sette operai periti nell’incendio. L’Anmil diffonde i dati aggiornati sugli infortuni e invita a non abbassare la guardia

Mirco Viola • 6/12/2017 • Salute & Sicurezza sul lavoro • 100 Viste

Ogni morte sul lavoro è una perdita irreparabile per l’intera società. Nella notte del 5 dicembre 2007, sette operai morirono nell’incendio nell’acciaieria della Thyssenkrupp a Torino e questa è una ferita che non può rimarginarsi». A dieci anni dalla tragedia avvenuta nell’acciaieria torinese di proprietà della multinazionale tedesca, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato gli operai morti nel rogo.

«Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi: è giusto ricordare i loro nomi perché non si può accettare che si possa morire sul lavoro e per il lavoro – ha sottolinea il presidente Mattarella – Il lavoro costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore e un dovere della società che vengano rispettate e applicate le norme sulla sicurezza».

Lo scorso ottobre la Corte di Cassazione ha bocciato i ricorsi presentati dai dirigenti – l’ad Thyssen Harald Espenhahn (condannato a 9 anni e 8 mesi), Gerald Priegnitz, Marco Pucci (entrambi condannati a 6 anni e 10 mesi) e Daniele Moroni (condannato a 7 anni e 6 mesi) – contro il verdetto di condanna definitivo che la Suprema Corte aveva pronunciato il 13 maggio 2016. Ma per i manager tedeschi la pena non è stata ancora resa esecutiva.

«Da allora sono passati dieci anni – commenta Franco Bettoni, presidente dell’Anmil – ma la lezione, sul lato concreto, non sembra essere stata sufficiente: nelle nostre acciaierie e nella metallurgia in genere, ma anche nei cantieri edili, sui trattori agricoli, alla guida di un autotreno, sulle strade ecc., ci si continua ancora a infortunare e a morire».

Se è vero che nel settore metallurgia – prosegue l’Anmil – «dagli oltre 8 mila infortuni del 2007, anno della tragedia, si è scesi progressivamente sotto i 5 mila casi nel 2016, e con una flessione infortunistica del settore pari ad oltre il 38%, a fronte del più modesto -22,5% generale», dall’altro lato si è registrato nell’ultimo anno un aumento degli infortuni alla ripresa della produzione.

«È emblematico – conclude Bettoni di Anmil – che nei primi 10 mesi del 2017 gli infortuni nella metallurgia siano cresciuti del 6% rispetto allo stesso periodo del 2016 e le morti sul lavoro siano aumentate da 1 a 5».

FONTE: Mirco Viola, IL MANIFESTO

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