Ape, 38 mila domande accettate entro l’anno, 200 milioni in più dal 2018

L’Inps pagherà il primo gruppo entro Natale con gli arretrati. Resta fuori per ora più della metà delle richieste

valentina conte • 11/12/2017 • Lavoro, economia & finanza • 413 Viste

« Alla fine stimiamo di accettare per quest’anno 38 mila domande di Ape sociale e lavoratori precoci sulle 55 mila preventivate dalla legge finanziaria del 2016. Oltre i due terzi del totale, dunque. I 200 milioni all’anno di risorse così risparmiate saranno impiegate dal 2018 in poi per allargare l’Ape sociale, come da accordo con i sindacati » . Marco Leonardi, economista e consigliere economico di Palazzo Chigi, dice che l’emendamento del governo sulle pensioni è quasi pronto. Arriverà entro la settimana in commissione Bilancio, dove la manovra è approdata dopo il passaggio al Senato. E dove questa mattina inizierà l’esame di ammissibilità dei 6 mila emendamenti depositati dai partiti. Tra quelli sopravvissuti, i gruppi parlamentari ne segnaleranno 820 da votare. In attesa appunto delle proposte del governo.

Il pacchetto sull’Ape sociale, frutto dell’accordo tra esecutivo con Cisl e Uil, è il più atteso. L’indennità pagata dallo Stato per anticipare a 63 anni la pensione è di fatto quasi un ammortizzatore sociale. Proprio perché riservata a categorie deboli di lavoratori: chi ha iniziato da minorenne, impiegati in lavori gravosi, disoccupati, invalidi, con parenti malati a carico. E che ha suscitato più di un malumore. Perché entrata in vigore tardi, rispetto al primo maggio previsto dalla legge. E perché su 66 mila domande della prima finestra l’Inps ne ha respinte quasi il 63%. Mentre altre 17 mila inoltrate entro il 30 novembre sono sotto esame. Nel frattempo, il ministero del Lavoro è intervenuto per addolcire alcuni criteri di legge, giudicati dai sindacati troppo stringenti. « Li renderemo più fruibili nel 2018, correggeremo i punti deboli » , promette Leonardi. « Alcuni li abbiamo cambiati già in corso d’opera. Avrà l’Ape anche chi ha lavorato per meno di sei mesi dopo la fine della Naspi. E chi non viene da un licenziamento, ma dalla chiusura di un contratto a termine. Basterà poi la sola verifica del ministero del Lavoro per accertare che un’occupazione è gravosa, senza anche l’incrocio con i dati Inail. Ma faremo altre modifiche e confermeremo il bonus contributivo alle donne con figli. In attesa delle proposte del Parlamento».

Il punto è che su 83 mila domande nel 2017 ne passeranno solo 38 mila. Due terzi certo delle 55 mila coperte dagli stanziamenti dell’anno scorso. Ma pur sempre il 46% del totale delle richieste. Meno della metà. « I due terzi significa che l’Ape non è affatto un flop » , insiste Leonardi. « È una misura nuova, complicata. E nel 2018 avremmo più soldi per estenderla a 15 categorie di lavoratori anziché 11, come da accordo con i sindacati. Accordo che a questo punto vale 500 milioni di maggiori risorse all’anno, considerando i 200 milioni in più non spesi. Costituiremo poi un fondo per l’Ape sociale del 2019. Nessun denaro andrà perso, ma servirà a finanziare la misura anche dopo il 2018».

Gli esodati dell’Ape sociale, sessantenni lontani dalla pensione e senza lavoro, lamentano i troppi rigetti. E per chi ha passato l’esame, il pagamento slittato a gennaio. « In realtà il presidente dell’Inps Tito Boeri ha annunciato che, almeno per una parte delle domande accettate, i soldi arriveranno prima di Natale, comprensivi degli arretrati » , osserva Leonardi. « Buona notizia: lavorando anche sabato, domenica e festivi riusciremo a liquidare il primo lotto di arretrati di Ape sociale entro Natale», twittava ieri Boeri, correggendo dunque quanto comunicato il primo dicembre.

Anche l’Ape volontaria – meccanismo analogo all’altro per anticipare la pensione, ma a carico del lavoratore che fa un prestito a se stesso da ripagare poi in rate scalate dall’assegno futuro – è in procinto di partire, dopo lunghissima gestazione. «Siamo pronti a firmare gli accordi quadro con banche e assicurazioni nei prossimi giorni » , garantisce ancora Leonardi. «E speriamo che le domande all’Inps per la certificazione dei requisiti possano iniziare entro fine mese. Costerà circa il 4,8% l’anno ( Taeg 3,2%) » . E il decreto interministeriale per alzare l’età di uscita a 67 anni? «Arriverà entro il 31 dicembre, come prevede la legge».

Non è un flop, spenderemo due terzi delle risorse e siamo pronti a rendere meno stringenti i criteri di accesso

Fonte: valentina conte, LA REPUBBLICA

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