Alternanza: Sfruttamento scuola-lavoro

Si sono svolti a Roma gli «Stati generali dell’alternanza scuola lavoro». Presentata una «carta dei diritti e dei doveri degli studenti»

Roberto Ciccarelli • 17/12/2017 • Copertina • 568 Viste

Movimenti. La risposta agli episodi di sfruttamento è un tasto su una piattaforma digitale per denunciare gli abusi. Anche al Miur si diffondono le illusioni del «soluzionismo tecnologico». La protesta degli studenti: «Risposte insufficienti». La mobilitazione continua. Camusso (Cgil): «C’è ancora confusione tra alternanza e idea che sia uno strumento del mercato del lavoro. Ci vuole chiarezza»

L’alternanza scuola-lavoro non è ancora «perfetta» ma presto sul portale del ministero dell’Istruzione (Miur) spunterà un «bottone rosso». Agli studenti coinvolti in episodi di sfruttamento, violenze, abusi di ogni tipo basterà premerlo su una piattaforma digitale per denunciare il malfunzionamento di un sistema che la ministra Valeria Fedeli è tornata ieri a definire «innovativo» nel corso degli «Stati generali dell’alternanza scuola-lavoro» organizzati al ministero in viale Trastevere a Roma. Alla Ministra gli studenti hanno consegnato una tuta blu. Per loro rappresenta un «simbolo» sia dello sfruttamento che dell’emancipazione. Fedeli ha apprezzato: «Sono orgogliosa di ricevere una tuta blu – ha detto – il lavoro in fabbrica è dignitoso».

DAVANTI AL MINISTERO si è svolto un flash mob durante il quale gli studenti si sono fatti riprendere con le tute blu e incatenati. Ci si chiede dove sia la liberazione. In un’alternanza «di qualità»? E quale? Nel rifiuto dell’obbligo dell’alternanza? Nella rivendicazione di un «reddito di formazione» per ogni studente, indipendentemente dal fatto che faccia o meno l’alternanza? Qualche tempo fa gli studenti ne parlavano. Dov’è finito? Forse qualcosa dell’ immaginario attuale andrebbe rivisto.

IL «BOTTONE ROSSO» è una metafora. La fede in quello che Evgenj Morozov chiama «soluzionismo tecnologico» è diffusa anche al Miur che ha già sperimentato un algoritmo sulla pelle dei docenti precari trasferiti da Sud a Nord in maniera irrazionale e ingiusta. Nel caso dell’alternanza scuola-lavoro obbligatoria per 1,5 milioni di studenti nell’ultimo triennio delle superiori l’automazione digitale regala un’altra illusione: basterà cliccare sul «bottone» e, magicamente, lo sfruttamento sparirà. Invece le anomalie dovute all’impreparazione delle imprese e alle incertezze costitutive dell’alternanza cresceranno e saranno parte integrante di un’alternanza che «non è uno stage, un tirocinio, un apprendistato», ha ribadito ieri Fedeli.

L’ALTERNANZA non prepara gli studenti a un mestiere specifico tranne forse negli istituti tecnico-professionali. Li prepara al lavoro dei precari di ultima generazione: quello di cercare un lavoro, all’essere «occupabili». Li addestra alla disponibilità del lavoratore ad attivarsi e accettare un lavoro purchessia: dal cottimo al «lavoretto» nella promessa di un lavoro «vero». Le 400 o 200 ore di alternanza saranno gratuite. Contro il «lavoro gratuito» di chi può anche essere usato per sostituire i lavoratori retribuiti sono schierati la Rete degli studenti medi, l’Uds, il Fronte della Gioventù Comunista.

A DUE ANNI dall’istituzione dell’alternanza è stata presentata la «Carta dei diritti e dei doveri degli studenti», un documento che gli interessati trovano lacunoso. La loro mobilitazione continuerà. Annunciata la costituzione di una «task force» di oltre 100 docenti e dieci «esperti» a sostegno delle «criticità». Confermato l’avvio delle attività dei mille tutor «esterni» o «territoriali» individuati dall’agenzia delle politiche attive Anpal per aiutare le scuole nella scelta dei soggetti «ospitanti» i ragazzi. Nessuna variazione alle ore obbligatorie, né certezze sulla gratuità dei percorsi orientati alle esigenze del mercato del lavoro. Per Susanna Camusso (Cgil), intervenuta agli «stati generali», c’è «ancora confusione tra alternanza e idea che sia uno strumento del mercato del lavoro. Ci vuole chiarezza». La Cgil presenterà le «linee guida sulla contrattazione» perché ritiene «utile diventare un soggetto contrattuale della rete territoriale».

FONTE:  Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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