C’è un’altra Como. E manifesta in un «bivacco solidale»

Ordinanza anti poveri. Il Pd non c’é. E vota a favore della mozione per il “decoro urbano”

Alessandro Pirovano • 24/12/2017 • Paure, conflitti, sofferenze urbane, Povertà & Esclusione sociale, Welfare & Politiche sociali • 626 Viste

Centinaia di cittadini hanno risposto all’appello della rete Como Senza Frontiere – vittima poche settimane fa di intimidazioni neofasciste – partecipando al «bivacco solidale» per contestare l’ordinanza «anti poveri» del sindaco Landriscina, eletto a giugno da una maggioranza di Forza Italia, Lega Nord e FdI.

Il sit-in si è svolto di fronte all’ex chiesa di San Francesco dove pochi giorni fa i vigili urbani avevano allontanato alcuni senza tetto e i volontari che da anni offrono loro latte caldo e biscotti. Un «bivacco» che secondo Gianpaolo Rosso dell’Arci ha dimostrato l’esistenza di una «Como dei diritti e della solidarietà» che vuole «investimenti concreti contro la povertà». Il padre comboniano Claudio Altieri chiede perché se «i clochard sono qui da anni, si è deciso solo ora di intervenire?». Mentre, come già sul palco della manifestazione antifascista di due settimane fa, la portavoce di Como Senza Frontiere Annamaria Francescato non ha risparmiato critiche alle politiche securitarie del governo, come il decreto Minniti-Orlando di cui «questa ordinanza è figlia». Parole condivise dagli avvocati dell’Osservatorio Giuridico per i diritti dei Migranti.

Altre due manifestazioni sono state organizzate per oggi: alle 10.50 il flash-mob in piazza Duomo da dove, prima della mezzanotte, partirà anche la XIX marcia per le vittime delle migrazioni. Probabilmente non ci saranno neanche oggi le bandiere del Pd che, pur criticando l’ordinanza e aderendo formalmente al «bivacco solidale», si è schierato a favore della mozione approvata il 4 dicembre quasi all’unanimità dal consiglio comunale di Como (due consiglieri dem su tre hanno votato sì) nella quale, in base ai nuovi poteri concessi ai sindaci dal decreto Minniti-Orlando, si invitava il primo cittadino a vietare qualsiasi forma di comportamento «lesivo del decoro urbano».

FONTE: Alessandro Pirovano, IL MANIFESTO

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