La storia di Ana Maria Primavesi, la pioniera del biologico

La straordinaria storia di una donna di 97 anni che per prima ha capito che «il suolo è un organismo vivo», favorendo così la nascita dei movimenti agroecologici in Brasile e in America Latina

Francesco Bilotta • 28/12/2017 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Storie • 1676 Viste

La straordinaria storia di una donna di 97 anni che per prima ha capito che «il suolo è un organismo vivo», favorendo così la nascita dei movimenti agroecologici in Brasile e in America Latina

Ha compiuto 97 anni nell’ottobre di quest’anno. Ha scritto 11 libri, ha pubblicato un centinaio di articoli scientifici, ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo, è membro onorario di numerosi movimenti ambientalisti. Se l’agroecologia viene considerata una prospettiva di sviluppo, il merito è di Ana Maria Primavesi.

Le sue idee e il suo impegno hanno favorito la nascita dei movimenti agroecologici in Brasile e America Latina. E’ stata la pioniera del movimento che ha capito che il suolo è un organismo vivo. Primavesi fa luce su un mondo invisibile, rivelando i misteri della vita nel suolo. «L’agricoltura deve valorizzare la vita del suolo, perché il suolo è un universo di vita, per superare la frattura che si è prodotta tra gli esseri umani e la natura», dice in uno scritto.

Quando arriva in Brasile nel 1949, insieme al marito Artur Primavesi, non sa bene quale realtà dovrà affrontare. Si è lasciata alle spalle le devastazioni della guerra. Le vicende storiche degli anni ’30 e ‘40 avevano segnato profondamente la sua vita e quella della sua famiglia. Figlia di ricchi proprietari terrieri, nasce in Austria nel 1920. Mostra un grande interesse per il mondo agricolo e, dopo aver completato gli studi liceali, si iscrive al Corso di Scienze Agricole dell’Università di Vienna.

Ana Maria deve spesso interrompere gli studi perché, dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938, il regime nazista impone agli studenti un servizio obbligatorio nei cosiddetti gruppi di lavoro. Viene mandata in Polonia e in Francia, occupate dalla Germania, e conosce gli orrori della guerra. Si laurea nel 1942 con la specializzazione in «Coltura del suolo e nutrizione vegetale». Ma la guerra ha travolto la sua famiglia, due fratelli di Ana Maria sono morti, le truppe di occupazione espropriano le terre appartenenti alla sua famiglia.

A questo punto Ana Maria e tutta la sua famiglia lasciano l’Austria nel 1949 e si trasferiscono a San Paolo del Brasile per una nuova vita. Lavora come agronoma insieme al marito, affronta i problemi legati alla produzione agricola nelle terre tropicali, sviluppando rapporti con il mondo rurale. «Ho imparato il portoghese nel rapporto quotidiano con gli agricoltori», scrive.

Naturalizzata brasiliana, inizia a collaborare con l’Università Federale di Santa Maria, nello Stato di Rio Grande del Sud, curando il corso di «Produttività e conservazione del suolo». Le sue ricerche e il suo insegnamento ruotano intorno a un concetto chiave: «E’ necessario rispettare l’equilibrio del suolo e l’agricoltura deve privilegiare l’attività biologica che si svolge in esso». Le sue concezioni entrano in conflitto con i sostenitori della «Rivoluzione Verde». Si batte perché l’agricoltura venga svolta salvaguardando gli ecosistemi agricoli. Nel suo libro più importante (La gestione ecologica del suolo) scrive: «Quello che mi preoccupa è che, da quando è iniziata la Rivoluzione Verde, si è sviluppata una campagna per considerare la materia organica del suolo qualcosa di superfluo, di inutile. E’ stato abbandonato il concetto secondo cui l’attività agricola deve aver rispetto della natura. Sono stati abbandonati concetti fondamentali, come la rotazione delle colture. Si sta affermando uno sviluppo agricolo di tipo predatorio».

Ana Maria Primavesi acquista, alla fine degli anni Ottanta, a Itaù (a 300 km. da San Paolo), un terreno di 90 ettari degradato e segnato dall’erosione e ne fa un laboratorio vivo di agroecologia e gestione ecologica del suolo. Mette in pratica le sue idee e trasforma quel terreno in una azienda produttiva, senza l’impiego di agrotossici. Nella sua azienda incontra agricoltori, ambientalisti, scienziati per mostrare cosa può fare l’agroecologia. Le sue idee vengono fortemente combattute dai sostenitori di una agricoltura industriale, viene accusata di voler tenere l’agricoltura in uno stato di arretratezza. Ma Ana MariaPrimavesi è diventata un punto di riferimento per tutti coloro che vedono gli effetti del modello produttivo basato sulle monocolture e sul massiccio impiego di agrotossici.

I movimenti ambientalisti del Brasile, a partire dagli anni ’80, denunciano il degrado ambientale e la crescente esclusione sociale. Si sviluppa, così, un movimento a favore dell’agroecologia, per una agricoltura biologica e sostenibile, biodiversificata e socialmente giusta. E’ un movimento trasversale che coinvolge movimenti ambientalisti, contadini poveri, scienziati. Ana Maria è in prima fila. Tiene corsi sull’agroecologia in tutta l’America Latina, per affermare la necessità di uno sviluppo sostenibile. Cresce l’opposizione sociale da parte degli ambientalisti e dei contadini poveri in America Latina e l’agroecologia viene vista non soltanto come una tecnica diproduzione, ma come programma politico contro la logica del capitale in agricoltura. Il Movimento dei Lavoratori senza Terra (Mst), fondato nel 1984, e che con i suoi 2 milioni di aderenti è il più importante movimento dell’America Latina, fa propria l’agroecologia. Questo movimento pone all’ordine del giorno la riforma agraria e la ridistribuzione delle terre incolte per produrre con tecniche agroecologiche. Primavesi ha sempre visto lo sviluppo di una agricoltura ecologica come un fattore di trasformazione dei sistemi agricoli e come condizione di uno sviluppo rurale.

Nel 2012 lascia la sua azienda per motivi di salute e torna a San Paolo dove vivono i suoi figli. «Sono nata nel campo e volevo terminare nel campo la mia vita, ma il mio corpo non obbedisce più al mio spirito. Ho bisogno di cure, ma mi conforta l’idea di aver dedicato la mia vita all’agricoltura biologica». Ana Maria si muove con difficoltà, ma partecipa ancora a varie iniziative. L’ultima cui ha partecipato è stata la «Fiera nazionale della riforma agraria» tenutasi a San Paolo nel maggio di quest’anno. Le idee e l’impegno di Ana Maria Primavesi hanno inciso profondamente. Oggi in Brasile l’agricoltura familiare produce per il mercato interno con tecniche agroecologiche, in contrapposizione all’agro-business che produce soprattutto per il mercato internazionale. Sono queste aziende agricole familiari che garantiscono biodiversità, coltivando le diverse specie vegetali, con grande varietà di semi per adattarli alle diverse condizioni ambientali.

In Brasile ci sono ogni anno 5000 fiere agroecologiche. Scrive Primavesi: «E’ necessaria una maggiore articolazione tra i movimenti sociali e la divulgazione dei principi agroecologici. E’ necessario collegare i produttori agroecologici ai consumatori. I consumatori, facendo uso di prodotti agroecologici, non solo avranno migliori condizioni di salute, ma consentiranno ad un maggior numero di produttori di contribuire a salvaguardare la vita sul pianeta». Si afferma, in questo modo, la necessità di instaurare un nuovo sistema di valori e di nuove relazioni tra produttori e consumatori. E Ana Maria Primavesi è ancora qui ad ammonirci che «non si può essere contro la natura, dipendiamo da essa».

FONTE: Francesco Bilotta, IL MANIFESTO

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