Paura a Manhattan, esplosione nel metrò

Paura a Manhattan, esplosione nel metrò

Incubo Isis. Esplosione nella metro all’ora di punta provoca tre feriti e tanto spavento

NEW YORK. A poco più di un mese dall’attentato terroristico sulla pista ciclabile di Battery Park a Manhattan, New York ha nuovamente vissuto ore di panico, questa volta a seguito di un tentato attacco avvenuto in un tunnel della metropolitana, a pochi isolati da Broadway e da Times Square.

ALLE 7,20 CIRCA DEL MATTINO, all’inizio dell’orario di punta, il corridoio sotterraneo della fermata delle linee A, C, E di Port Authority è stato scosso dall’esplosione causata da una bomba rudimentale che un cittadino del Bangladesh, il 27enne Akayed Ullah, da sette anni legalmente negli Stati uniti, aveva indosso, e che è accidentalmente esplosa prima del tempo, ferendo seriamente lui e causando ferite minori ad altre 3 persone.

Durante la conferenza stampa congiunta del sindaco De Blasio, il governatore Cuomo e il capo della polizia James O’Neill, si è saputo che l’ordigno, meno che rudimentale, fissato al corpo di Ullah tramite velcro e cerniere, non sembra l’opera di un esperto.

«New York dimostra che una società multi culturale e multi religiosa può funzionare – ha dichiarato De Blasio – ed è ciò che i terroristi vogliono minare. Non ci riusciranno».

Il fallito attentato si è svolto in una zona nevralgica per Manhattan: Port Authority è la stazione dei bus a lunga percorrenza che collega il New Jersey a New York, dove, a quell’ora, arrivano pendolari che lavorano in città; poco distante c’è Time Square che, in questo periodo natalizio, è una delle mete turistiche per eccellenza. Luogo “perfetto” per un attentato.

LA POLIZIA E I VIGILI DEL FUOCO sono arrivati immediatamente e hanno chiuso l’area, evacuato la metropolitana e le fermate intorno a Times Square sono state sospese, così come il traffico, creando un effetto domino che ha reso un incubo i trasporti e le comunicazioni in tutta New York. Dopo lo spavento iniziale e diverse ore di disagio la città ha reagito con vero aplomb: niente scene di panico, nessuna dichiarazione di vendetta; si sono formate ordinate file di passeggeri alle fermate degli autobus e delle metropolitane più vicine, Uber e Lyft hanno provveduto a rimborsare i passeggeri che si erano trovati a pagare cifre troppo alto a causa della richiesta di macchine nella zona.

Nel frattempo Ullah è stato portato al Bellevue Hospital e operato per ferite all’addome. Il capo della polizia di New York ha detto che il sospetto ha fatto dichiarazioni riguardo l’Isis, ma non è ancora chiaro se ci sia davvero una connessione con il gruppo terroristico. Polizia e Fbi si sono spostati a Brooklyn, nella zona di Ocean Parkway, dove l’attentatore abitava, per parlare con le persone del condominio dove risiedeva.

LA COMMISSIONE TAXI e Limousine di New York ha detto che Ullah aveva ottenuto una licenza di guida dei taxi dal marzo 2012 al marzo 2015, ma che non ha mai lavorato come tassista, né dei taxi gialli cittadini, né di Uber. L’ispettore generale della polizia in Bangladesh, Shahidul Haque, ha dichiarato che Ullah non ha precedenti penali in Bangladesh.
Il ritratto che si va formando torna ad essere quello noto, di un giovane immigrato legalmente che si è radicalizzato nel paese di arrivo; secondo la Cnn Akayed Ullah avrebbe detto agli investigatori che i motivi del tentato attentato sarebbero le azioni israeliane a Gaza. Secondo altri media avrebbe enigmaticamente parlato di «vendetta per i bombardamenti sul mio Paese».

PERSONALITÀ AMERICANE E NON del mondo della politica e dello show business hanno espresso solidarietà a New York, ma in questo coro di voci spiccava il silenzio del cittadino newyorchese Donald Trump, che un’ora dopo l’esplosione ha twittato attaccando le fake news indirizzate contro di lui e ha poi continuato la sua giornata senza mai fare menzione dei fatti di Manhattan.

Nelle prossime ore si avranno più dettagli sulle motivazioni e sulla storia di Ullah. Da Trump, invece, non si avrà molto altro.

FONTE:Marina Catucci, IL MANIFESTO



Related Articles

Per il dopo Juncker spunta (forse) la candidatura del Professore

BRUXELLES — Il francese Pierre Moscovici o la finlandese Jutta Urpilainen, o il suo connazionale Olli Rehn? O magari l’italiano Mario Monti, secondo quanto continuano a sussurrare certe voci insistenti? O ancora l’olandese Jeroen Dijsselbloem? La fila si allunga, aumentano ogni giorno i candidati veri o presunti alla successione di Jean-Claude Juncker, presidente uscente dell’Eurogruppo, l’organismo che raccoglie i ministri economici e finanziari dell’eurozona.

Dopo Dallas, l’America di Obama alla prova

Stati uniti. Continuano le manifestazioni contro gli omicidi di polizia. Arrivati a 570 da gennaio. Ieri a Houston ucciso un altro nero. L’attacco dell’estrema destra al discorso del presidente «keniota e musulmano».

Terrore nel cuore di Kabul Colpita funzionaria italiana

 L’attacco a una palazzina della cooperazione Onu
 I talebani: «Lì dentro c’erano istruttori della Cia» L’esplosione avviene poco dopo le sedici. Un’autobomba, probabilmente guidata da un attentatore kamikaze, abbatte nella deflagrazione la cancellata di accesso alla palazzina dell’International organization for migration (Iom), l’organizzazione affiliata alle Nazioni Unite che dal 1992 si occupa del problema profughi.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment