Rapporto Bes-Istat, l’Italia è sempre povera e diseguale

Istat. L’indice del benessere equo e solidale consegna una fotografia in chiaroscuro del nostro Paese

Mirco Viola • 16/12/2017 • Lavoro, economia & finanza, Povertà & Esclusione sociale, Studi, Rapporti & Statistiche, Welfare & Politiche sociali • 180 Viste

Aumenta il reddito medio delle famiglie, ma crescono anche le persone in condizione di disagio e simplia la forbice con i più ricchi

Nel 2016 è «uscita definitivamente dalla crisi», e se è vero che è aumentato il reddito medio delle famiglie, dall’altro lato «si sono ampliate le disuguaglianze». È un rapporto in chiaroscuro quello dell’Istat sul Bes (il benessere equo e sostenibile), con note positive accanto a un focus sulla povertà in preoccupante crescita.

Continua dunque ad aumentare «la ricchezza» delle famiglie (+1,6% su base annua), con il reddito medio disponibile pro capite che risulta «pari a 18.191 euro». Di pari passo, come detto, «è aumentata la disuguaglianza». Ecco che «nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta, più che raddoppiata durante la crisi, si è mantenuta su valori elevati (7,9%) ed è ulteriormente aumentata tra i minori (12,5%, corrispondente a 1 milione 292mila) mentre gli anziani si confermano il gruppo meno fragile (3,8%)».

Nel 2016 la speranza di vita alla nascita in Italia, pari a 82,8 anni, recupera completamente la flessione del 2015 (registrata in concomitanza del picco di mortalità che ha interessato molti paesi europei) e aumenta di oltre un anno dal 2010 (+1,3 per gli uomini, +0,7 per le donne). L’Italia è tra i paesi più longevi in Europa, preceduta solo dalla Spagna.

E se l’aspettativa di vita cresce, dall’altro lato i giovani tendono ad andare via: secondo l’Istat «nel 2016 circa 16 mila laureati italiani tra i 25 e i 39 anni hanno lasciato il Paese e poco più di 5 mila sono rientrati, confermando il trend negativo del tasso di migratorietà dei giovani laureati».

L’Italia continua a essere uno dei paesi Ue28 con il minor consumo di risorse materiali pro capite (7 tonnellate contro 13 della media Ue). Il conferimento di rifiuti in discarica è in leggera diminuzione (il 24,7% dei rifiuti urbani raccolti, -1,8% rispetto al 2015), mentre aumenta l’incidenza della raccolta differenziata (52,5%, +5% rispetto al 2015) e, a un ritmo più lento, la depurazione delle acque reflue (59,6% nel 2015, era al 57,6% nel 2012 ).

A sottolineare un dato molto negativo del Rapporto è Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale alla Sapienza di Roma: «Conferma che in Italia ci siamo ormai assestati su un livello di abusivismo edilizio di assoluta gravità» perché «ogni 100 edifici realizzati con le necessarie autorizzazioni, ne vengono tirati su 20 in totale spregio delle leggi». Prima della crisi il rapporto era 9 a 100.

Preoccupazione per alcuni dati del Rapporto Bes che condivide anche la Cgil: la segretaria confederale Gianna Fracassi nota che «aumenta la forbice tra la popolazione con i redditi più alti e quella con i redditi più bassi, e cresce la percentuale di persone a rischio povertà. Si ampliano le disuguaglianze tra Nord e Sud, e la qualità dell’occupazione peggiora per giovani e donne: impieghi poveri, part time involontario e maggiori difficoltà di conciliazione, un numero crescente di donne con figli che resta a casa»

FONTE: Mirco Viola, IL MANIFESTO

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