Governo e UE: «I sacchetti biodegradabili non possono essere dati gratis»

La polemica. Il ministero della Salute autorizza a portare le buste da casa, ma non a riutilizzarle, per evitare contaminazioni batteriche

Mirco Viola • 5/1/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Diritti consumatori & utenti • 592 Viste

Bruxelles: applicato il principio del «chi inquina paga»

Non si fermano le polemiche sui sacchetti biodegradabili per l’ortofrutta a pagamento, e il ministero della Salute ieri è intervenuto con un chiarimento: sì alle buste monouso portate da casa, ma no al riutilizzo, per motivi igienici. «Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, spiegano al ministero, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti». «Il riutilizzo dei sacchetti – precisa il direttore generale del ministero della Salute, Giuseppe Ruocco – determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche».

Il titolare dell’esercizio commerciale – conclude il ministero – «avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l’idoneità dei sacchetti monouso introdotti». Difficile immaginare come questo possa avvenire nella pratica senza creare conflitti, tanto che le grandi catene dei supermercati hanno detto la loro in proposito.

«Il fatto che si possano portare da casa sacchetti nuovi per la spesa di frutta e verdura è pura teoria – replica al ministero il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli -, perché il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti vendita, dello stesso peso, biodegradabili e biocompostabili. Quello che chiediamo ai ministeri è più semplificazione e più chiarezza».

Sia il Codacons che l’Unione nazionale consumatori denunciano che alcuni supermercati fanno pagare i sacchetti a chiunque acquista ortofrutta, anche se non li usa (per esempio attaccando l’adesivo col prezzo sul prodotto). Il Codacons annuncia un esposto per truffa a 104 procure.

Intanto un portavoce della Commissione europea ha spiegato che la direttiva sui sacchetti a pagamento (recepita in Italia dal primo gennaio) nasce dalla «grande preoccupazione» per i 100 miliardi di buste di plastica prodotte ogni anno e destinate a restare nell’ambiente per 100 anni. La norma europea si basa sul principio «chi inquina paga».

La direttiva Ue, risalente al 2015, ha l’obiettivo di ridurre l’uso dei sacchetti assicurando che non vengano forniti gratis nei punti di vendita ma non entra nello specifico del riuso dei sacchetti utilizzati per imbustare e pesare frutta e verdura, un problema su cui prevale l’aspetto sanitario. Quindi, ha detto ancora il portavoce, «bisogna fare in modo di utilizzare le buste di plastica solo quando non se ne possa veramente fare a meno e, in alternativa, ricorrere ad altri contenitori riutilizzabili per il trasporto dei prodotti dal negozio a casa».

Tutti i Paesi Ue, ad eccezione di Spagna e Romania, hanno già recepito la direttiva. Le borse di plastica «non possono essere distribuite a titolo gratuito» dai supermercati, spiega il ministero dell’Ambiente, e «il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino». Intanto su Twitter continuano le polemiche e le accuse al Pd di favoritismo alla Novamont. L’ad Catia Bastioli si è detta «sconcertata» per le accuse ricevute.

FONTE:Mirco Viola, IL MANIFESTO

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