Voto di scambio proposto da Trump ai dem: se mi date il muro salvo i Dreamers

Voto di scambio proposto da Trump ai dem: se mi date il muro salvo i Dreamers

NEW YORK. Il muro con il Messico resta una priorità per il presidente statunitense Donald Trump che, pur di costruirlo, non esita a ricattare i democratici presentando al Congresso il piano di bilancio che include un finanziamento di 18 miliardi di dollari per la sua costruzione, da approvare in cambio della protezione ai Dreamers, i giovani immigrati illegali giunti negli Stati uniti da bambini al seguito dei genitori e che si sono formati negli Usa e su cui pesa la minaccia di deportazione dell’attuale Casa bianca.
In realtà un pezzo di muro su quel confine già esiste: il progetto di Trump consiste nella costruzione di ulteriori 700 miglia, arrivando a superare le mille miglia, vale a dire quasi la metà del confine tra i due Stati.

I 18 miliardi chiesti da Trump al Congresso dovrebbero venire così suddivisi: 5,7 miliardi nell’arco di cinque anni per costruire torri, droni, sistemi di sorveglianza e tecnologie varie volte alla sicurezza; un miliardo per la costruzione di strade e per la manutenzione; 8,5 miliardi per 5mila agenti e personale addetto al controllo e al pattugliamento del confine; 1,6 miliardi per innalzare 60 miglia di nuova barriera in Texas e 14 miglia di barriere sostitutive a San Diego, da stanziare nel corrente anno fiscale.

La data prevista di estensione del progetto è il 2027.

Il Congresso non ha approvato le leggi di spesa per il 2018 e proprio una delle leggi in sospeso è quella che riguarda il muro con il Messico.

La costruzione del muro è stata un tema centrale della campagna elettorale di Trump, che ha sempre sostenuto che sarebbero stati «i messicani» a pagarlo, per essere puntualmente smentito dalle autorità messicane. Il tutto mentre il Congresso degli Stati uniti, finora, non ha mai autorizzato la costruzione della barriera. Ora lo scambio è chiaro: il futuro dei Dreamers per la costruzione di un muro razzista a sud degli Stati uniti.

FONTE: Marina Catucci, IL MANIFESTO



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