Licenziamenti alla Embraco e Ideal Standard, due vertenze elettorali

Industria. Tavoli al ministero e politici ai sit-in con gli operai, ma per il momento nessuna soluzione. Grasso contestato, Di Maio elargisce promesse. Forse c’è un investitore per la fabbrica di sanitari

Antonio Sciotto • 13/1/2018 • Lavoro, economia & finanza • 266 Viste

Fari puntati su due vertenze, il tentativo è quello di evitare i licenziamenti: i lavoratori della Embraco e della Ideal Standard ieri sono stati protagonisti di due tavoli al ministero dello Sviluppo. L’attenzione della politica è alta, visto che siamo in campagna elettorale: e se Piero Grasso di Liberi e Uguali si è scontrato (facendo poi pace) con gli operai Ideal Standard che lo contestavano, il candidato premier dei Cinquestelle Luigi Di Maio ha lisciato il pelo di quelli Embraco, promettendo il suo aiuto dopo il 4 marzo. Il ministro Carlo Calenda ha prospettato possibili soluzioni, e in campo è sceso anche il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

IDEAL STANDARD per ora non è intenzionata a ritirare i 300 licenziamenti annunciati a Roccasecca, ma ha spiegato che intende collaborare e si lavora comunque per una soluzione alternativa. Il gruppo dei sanitari è intenzionato a delocalizzare, ma per il sito del frusinate si sarebbe fatto avanti un investitore, hanno annunciato Calenda e Zingaretti. L’impresa in questione avrebbe avanzato un «piano solido e serio», ovviamente ancora tutto da verificare. Il ministero dello Sviluppo ha coinvolto anche Invitalia e ha dato appuntamento alle parti tra quindici giorni.

Fuori dalla sede del ministero, in mattinata il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso si era avvicinato agli operai in presidio, ricevendo all’inizio forti contestazioni. «Vattene, vergognati: non vogliamo passerelle – hanno urlato alcuni – Hai fatto passare il Jobs Act».

Secondo il collega di LeU, Alfredo D’Attorre, si è trattato di «due contestatori isolati che non sono dell’Ideal Standard: uno è un militante politico di estrema destra, l’altro di estrema sinistra». Grasso si è poi riconciliato con il gruppo, ha promesso il suo impegno e ha postato su Facebook il video della contestazione: «Ho promesso di dire la verità, per questo voglio pubblicarle io queste immagini, spiegandole».

GIORNI NON CERTO FACILI per la sinistra di LeU, che proprio ieri era chiamata a decidere se sostenere Zingaretti e Gori alle prossime elezioni regionali: come conciliare i rapporti con il Pd e insieme con i lavoratori che dovrebbero poi votarti?

EMBRACO, SE POSSIBILE, è una vertenza ancora più complicata: anche perché qui per il momento non c’è ombra di nuovi investitori. La Whirlpool, multinazionale Usa degli elettrodomestici che ne controlla la proprietà, ha deciso di ridimensionare la sua presenza in Italia: Embraco ha così annunciato il licenziamento di 497 lavoratori sui 537 presenti nello stabilimento di Riva di Chieri, nel torinese. Gli operai e le operaie Embraco da mesi occupano un tendone di fronte alla fabbrica e nelle ultime settimane sono riusciti a concentrare su di sé l’attenzione dei media.

I lavoratori avevano chiesto di poter parlare direttamente con il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, e ieri il premier, in visita a Torino, li ha incontrati all’aeroporto di Caselle. «Gentiloni ci ha ascoltato con grande attenzione, ci ha spiegato che il governo segue la vicenda», ha commentato al termine dell’incontro Ugo Bolognese della Fiom di Torino.

A ROMA INTANTO il tavolo con il ministro Calenda ha evidenziato due possibili scenari. Li ha esposti Pino La Mendola della Fiom: «Il ministro Calenda ha fatto due proposte – spiega – La prima, che lui stesso ha definito “indecente”, è quella di chiedere a Whirlpool Embraco il mantenimento dell’attività produttiva nel sito. Se questa non venisse accettata, la seconda strada sarebbe quella di lavorare per un piano di risanamento e reindustrializzazione dell’area». Si utilizzerebbe la cassa integrazione per avere il tempo di individuare nuovi possibili acquirenti. Un nuovo incontro al ministero è stato fissato per l’8 febbraio.

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO

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