Inquinamento atmosferico, Italia record negativo. Ultimatum UE

Polveri sottili e non solo. Il commisssario per l’ambiente dell’Unione convoca il ministro Galletti e avverte: misure contro i veleni o partono sanzioni

Adriana Pollice • 20/1/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa • 926 Viste

Il commissario Ue all’Ambiente Karmenu Vella ha convocato a Bruxelles per il 30 gennaio i ministri di nove stati, inclusa l’Italia, per affrontare il tema dell’inquinamento atmosferico. Fonti del dicastero che fa capo a Gian Luca Galletti sottolineano che «non è un ultimatum, è un’occasione per mettere a punto nuove strategie».

Di sicuro è l’ultima chiamata prima che scatti il trasferimento del caso alla Corte di Giustizia e poi le sanzioni. Procedura del resto già attivata per Polonia e Bulgaria. Gli altri otto paesi coinvolti sono Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito.

Si tratta di un tentativo per fare pressione sui governi, tutti sotto procedura di infrazione per non aver rispettato i limiti alle emissioni concordati: «L’incontro offre l’ultima opportunità agli stati di dimostrare che sono state prese le misure necessarie per risolvere la situazione in base alla legge europea».

In 23 paesi e oltre 130 città la qualità dell’aria è sotto i limiti ammessi. La Commissione aveva fissato al 2005 la scadenza per far rientrare i valori delle Pm10 (le polveri sottili) e al 2010 quella per i livelli del biossido di azoto (No2), nessuna data è stata rispettata e dal 2008 sono cominciate le procedure legali: per le Pm10 sono coinvolti 13 stati, per l’No2 sono 16, in entrambi gli elenchi c’è l’Italia.

La Commissione europea ha adottato un piano per aiutare gli stati a rispettare le regole che devono essere seguite da chi fornisce servizi pubblici, dall’industria, agricoltori e cacciatori. Ogni anno nella Ue muoiono prematuramente 400mila persone a causa dello smog e molti di più sono i cittadini che sviluppano malattie cardiovascolari e respiratorie, con un costo stimato a più di 20 miliardi l’anno. Secondo la Commissione, nel 2013 l’inquinamento da biossido d’azoto (dovuto soprattutto al traffico stradale) ha causato «quasi 70mila morti premature in Europa. Pressoché tre volte il numero dei decessi da incidenti stradali».

Peggiori gli effetti delle emissioni di Pm10 (che è cancerogeno), causate dal consumo di energia elettrica, dal riscaldamento, dai trasporti, dall’industria e dall’agricoltura: solo in Italia ogni anno provocano più di 66mila morti premature, facendo della penisola «lo stato membro più colpito da mortalità connessa a questo inquinante», fonte l’agenzia europea dell’Ambiente.

La Ue ha già adottato contro l’Italia due «pareri motivati» per violazione delle norme sul biossido d’azoto (il 15 febbraio 2017) in 12 zone (incluse Roma, Milano e Torino) e su Pm10 (il 27 aprile), entrambi rappresentavano un «ultimo avvertimento».

Scorrendo i dati diffusi dall’Ue lo scorso ottobre si legge che, con più di 1.300 decessi legati allo smog per milione di abitanti, il nostro paese è molto al di sopra della media europea, ferma a circa 820 decessi. L’agenzia dell’Ambiente sottolinea poi che all’Italia spetta il primato assoluto di morti premature causate da biossido d’azoto: su circa 70mila casi in Europa, 17.300 si registrano da noi. «I genitori di un bambino che soffre di bronchite o ha una malattia ai polmoni vogliono miglioramenti prima possibile – scrive la Commissione -. Per loro piani di azioni con un orizzonte di 10, 12 anni sono inutili».

Secondo Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, «se il ministro Galletti dovesse presentarsi a Bruxelles, il prossimo 30 gennaio, si renderà protagonista di un confronto imbarazzante. Il governo italiano è apparso in questi anni del tutto inoperoso sul fronte dell’inquinamento atmosferico».

Greenpeace punta il dito sull’inerzia degli esecutivi: «Si pensi all’assoluto nulla realizzato per il settore trasporti, con i fondi disponibili per la realizzazione di una rete di ricarica per i veicoli elettrici che non sono stati spesi. L’auto privata alimentata con i derivati del petrolio è ancora protagonista assoluta della mobilità italiana e il suo primato pesa in termini sanitari e di dipendenza energetica. Mentre molti paesi stanno investendo in mobilità sostenibile, l’Italia è ferma al palo».

Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi, commenta: «L’Eu potrebbe sanzionare l’Italia con multe superiori ai 500 milioni di euro. L’agenzia dell’Ambiente ha confermato che l’inquinamento atmosferico da noi uccide circa 90mila persone l’anno.

L’unico modo per fermare la procedura di infrazione è incentivare le auto elettriche e implementare i trasporti pubblici, ripensando le nostre città a zero emissioni».

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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