Centro di accoglienza a Conetta: Indagata la coop che gestisce i migranti

Venezia. Inchiesta per associazione a delinquere. Nel Centro di accoglienza dell’ex base missilistica Silvestri, a Conetta, ci sono 700 persone

Ernesto Milanesi • 27/1/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 593 Viste

VENEZIA. Un’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica. Un progetto del governo Gentiloni. E una nuova potenziale «rivolta». Il centro di accoglienza nell’ex base missilistica Silvestri a Conetta (190 residenti ai margini della Città metropolitana) torna sotto i riflettori giusto un anno dopo la morte di Sandrine Bakayoko, ivoriana di 25 anni.

La Procura della Repubblica di Venezia ha effettuato una raffica di perquisizioni collegate all’inchiesta che annovera sei indagati. Simone Borile, la moglie Sara Felpati, Gaetano Battocchio e Annalisa Carraro della coop Edeco-Ecofficina per associazione a delinquere nella frode in pubbliche forniture. E due funzionari della Prefettura di Venezia chiamati a rispondere di rivelazione del segreto d’ufficio.

Nell’hub a novembre c’erano oltre mille profughi costretti a sopravvivere in condizioni denunciate più volte dai parlamentari in visita. In 300 avevano dato vita alla «marcia per la dignità», accampandosi nelle parrocchie, sconfinando fino a Padova e alle porte di Venezia.

Con un altro morto: Salif Traore, 35 anni, ivoriano, investito da un’auto mentre pedalava al buio lungo l’argine del Bacchiglione per raggiungere gli altri.

Oggi nella struttura sono rimasti circa 700 migranti: alcuni nei giorni scorsi hanno protestato davanti al cancello presidiato dalle forze dell’ordine. La gestione Edeco, compreso il servizio pasti, è nel mirino delle contestazioni. Tanto più se, davvero, prosegue oltre i termini fissati dal bando di assegnazione.

Ma la coop di Borile &C sembra vantare la predisposizione a vincerli: oltre a Cona, aveva «in portafoglio» le ex basi militari a Bagnoli di Sopra (Padova) e Oderzo (Treviso). Inoltre si era occupata dell’ex caserma Prandina, hub provvisorio nel centro di Padova.

Un bel business: più di 15 milioni secondo il bilancio che contabilizzava180 dipendenti, di cui solo una cinquantina soci coop. Borile è un ex Dc, poi consigliere provinciale di Forza Italia, che ha ottenuto più di un incarico pubblico: dal CdA dell’istituto per minorati della vista Configliachi a quello dell’Ater fino alla breve presidenza del Parco Colli Euganei.

Quindi si è occupato di gestione dei rifiuti nella Bassa padovana: è finito nell’inchiesta sulle «spese pazze» di Padova Tre.

Infine, l’accoglienza con i primi guai giudiziari già nel maggio 2015, quando il pm Federica Baccaglini apre il fascicolo sul bando per venti posti Sprar a Due Carrare: «carte false» con l’avallo di una funzionaria della prefettura di Padova. E ora un’altra inchiesta. «Le indagini sono finalizzate alla verifica dei rapporti tra la struttura di accoglienza e gli uffici pubblici deputati al controllo, nonché alla corretta esecuzione del contratto di appalto di accoglienza dei migranti richiedenti asilo internazionale al centro di Cona» scandisce il procuratore Bruno Cherchi.

Intanto il sindaco di Cona Alberto Panfilo lancia l’allarme per il progetto di installare prefabbricati all’interno dell’ex base militare. «Il governo ha chiesto il parere del Comune. Ho convocato un’assemblea pubblica venerdì sera al centro pubblico di Pegolotte, in cui ognuno potrà esprimersi su questa iniziativa».

In sostanza, si tratta di utilizzare prefabbricati al posto delle originarie tensostrutture allestite d’urgenza. In base al piano regolatore, operazione impossibile. Tuttavia il governo può procedere comunque. Cona potrebbe così diventare di nuovo una sorta di santabarbara sociale. Con i migranti esasperati, la coop Edeco alla sbarra e i residenti sul piede di guerra.

Il 30 gennaio nella sede del Dipartimento per il coordinamento amministrativo di palazzo Chigi è già stato convocato il «summit» con Comune, Asl e prefettura.

FONTE: Ernesto Milanesi, IL MANIFESTO

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