Crisi coreana. Nord e Sud si incontrano, alla faccia di Trump

Crisi coreana. Nord e Sud si incontrano, alla faccia di Trump

La Corea del Nord parteciperà alle Olimpiadi invernali in programma a febbraio in Corea del Sud. Pyongyang manderà atleti e – come recita il comunicato ufficiale – «cheerleader, un gruppo di artisti e una squadra dimostrativa di Taekwondo, oltre che un servizio stampa, mentre il Sud fornirà materiali e installazioni». Si tratta del primo tangibile risultato dell’incontro di ieri al confine tra le Coree a Panmunjom, luogo simbolo dell’armistizio lì firmato nel lontano 1953 e capace di riaprire un dialogo che si era chiuso nel 2015.

L’INIZIATIVA È NATA da due accelerazioni improvvise e nonostante i tentativi di complicare le cose in ogni modo da parte del presidente americano Donald Trump. Il leader nord coreano Kim Jong-un, alla faccia di chi da tempo giustifica i suoi gesti come quelli di un folle, ha nuovamente dimostrato grande razionalità e il ciniscmo necessario a sfruttare il «momento». In vista dei giochi olimpici Kim ha scorto una finestra temporale importante, fondamentale per chi come lui si prepara a una lunga trattativa. Il suo regno ha ottusità e prospetta potenziali pericoli per l’area ma al giovane capo del paese non manca la prontezza. E così nel suo discorso di capodanno ha aperto in modo netto alla Corea del Sud.

E MENTRE GLI STOLTI guardavano al passaggio sul «bottone nucleare sulla mia scrivania» e misuravano il proprio, di «bottone», Moon Jae-in, il presidente sud coreano, ha colto la palla al balzo dicendo subito «sì» alla riapertura del dialogo. L’inquilino della Casa blu, ex avvocato per i diritti civili, liberal, pacifista e originario del Nord, è il vero vincitore di questa fase della «crisi coreana».

NON HA TENTENNATO, ha aperto subito al dialogo, ha organizzato l’incontro e dopo il successo per la partecipazione nord coreana alle Olimpiadi, che dovrebbe anche garantire l’assenza di test o improvvisate di Kim, può addirittura spingersi a prospettare «diminuzioni» delle sanzioni contro Pyongyang, insieme all’invito a proseguire il dialogo entrando anche in ambiti specificamente militari.

Prima di questo aveva già costretto gli Stati uniti ad accettare la sospensione delle esercitazioni militari congiunte, proprio per non provocare in alcun modo il vicino coreano e rendere perfetta l’atmosfera per l’incontro di ieri nel «villaggio della pace». Naturalmente non sono tutte rose: Kim Jong-un ha aperto una pausa nella tensione, ma non è ancora stato inchiodato a un tavolo di trattative vere sulla sua corsa al nucleare. Per arrivare a quel passaggio forse non basterà solo la forza persuasiva e la fiducia nei confronti di Pyongyang da parte di Moon Jae-in.

A QUEL PUNTO SERVIRÀ che la Cina, silente perché conscia di aver smosso le acque giuste nei mesi scorsi, passi a una rinnovata fase della sua diplomazia, negoziando non solo con la Corea del Nord, ma anche con la Corea del Sud, da cui la dividono ancora alcune discrepanze di natura commerciale oltre che quelle relative al sistema di difesa anti missilistico americano.

PER ORA PECHINO ha preso atto della rinnovata situazione: ieri il portavoce del ministero degli esteri cinese Lu Kang. ha specificato che «Come paese vicino alla penisola coreana, la parte cinese accoglie e sostiene le scelte positive che Pyongyang e Seul stanno facendo per allentare le tensioni nelle loro relazioni bilaterali. Speriamo che questi colloqui possano dare un buon contributo al miglioramento delle relazioni bilaterali tra le Coree». Secondo Lu i negoziati contribuiranno alla riconciliazione e a far diminuire le tensioni nella penisola coreana.

I PIÙ SCETTICI sono i momentanei sconfitti da questa evoluzione: gli americani. Non a caso ieri il dipartimento di stato ha stemperato gli entusiasmi.

Un funzionario ha infatti specificato che «non sappiamo ancora cosa la Corea del Nord intenda portare al tavolo delle discussioni. Vogliono discutere solo di Olimpiadi, o anche di qualcos’altro?», ha detto, ricordando che «il presidente Donald Trump spera che i colloqui possano condurre a risultati positivi; è un inizio, e riteniamo che se da questo dialogo potesse uscire qualcosa si tratterebbe di un fatto positivo. Ma ci aspettiamo che la discussione resti per lo più circoscritta alle Olimpiadi».

FONTE: Simone Pieranni, IL MANIFESTO



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