Bombe italiane sul popolo yemenita. Che dice il sindacato?

Caso Domusnovas. Lettera aperta a Susanna Camusso

Arnaldo Scarpa * • 2/2/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Sindacato • 703 Viste

Alla gentile attenzione della Segretaria Generale della Cgil.

Cara compagna Susanna Camusso, sono un iscritto da lunga data alla Cgil, insegnante, da oltre 10 anni membro della Rsu del mio Istituto, già componente del direttivo provinciale Flc del Sulcis-Iglesiente e del direttivo regionale della Sardegna.

Dal maggio scorso sono uno dei 2 portavoce del Comitato per la riconversione della Rwm di Domusnovas-Iglesias, la fabbrica tristemente nota per produrre le bombe d’aereo che la coalizione saudita, dal 2015, sgancia sulle teste del popolo yemenita in una guerra che ha causato oltre 10.000 morti tra i civili ed una catastrofe umanitaria complicata da carestie e pestilenze, tanto da far affermare all’Onu che si tratta della maggiore emergenza verificatasi dal 1946 ad oggi.

Di tutto questo dolore siamo responsabili anche noi cittadini della Sardegna e dell’Italia, a causa delle scelte scellerate del governo che autorizza tali esportazioni mortifere e delle connivenze di parte delle forze politiche e sindacali.
Mi sconcerta assai e perciò chiedo il tuo autorevole intervento in relazione alla posizione sull’argomento del mio Segretario generale territoriale e della segreteria Filctem in particolare. Il primo rifiuta ogni tentativo di dialogo sul tema della riconversione. La seconda ha, addirittura, firmato due comunicati insieme alla Confindustria e alla Cisl (che perlomeno dovrebbe avere una ispirazione cristiana) nei quali si afferma che la produzione della Rwm va tutelata in ogni modo in quanto perfettamente legale e necessaria per non deprimere ulteriormente i livelli occupazionali del territorio.
Di fronte al comunicato stampa (che allego), mi chiedo e chiedo a te, Susanna Camusso, se il nostro Statuto valga ancora qualcosa. In particolare se l’articolo 2 che dichiara la «pace tra i popoli bene supremo dell’umanità», la «conquista di rapporti internazionali in cui tutti i popoli vivano insieme nella sicurezza e in pace» ispiratrice dell’azione sindacale, la «solidarietà attiva tra i lavoratori di tutti i Paesi»… «fattore decisivo per la pace», sia diventato solo carta straccia o un paravento che maschera ben altre pratiche.

Chi glielo dice agli yemeniti che muoiono sotto le nostre bombe, fatte ed esportate in barba alla Costituzione (cfr. art.11 e art.41) ed alla legge 185/90, che vogliamo essere solidali con loro? Che crediamo nella pace tra i popoli come bene supremo? Che siamo compagni, perché dividiamo il nostro pane, non solo tra di noi ma con tutti i lavoratori del mondo?
Non ritieni che sia il caso di iniziare all’interno del sindacato un urgente lavoro di verifica delle posizioni fin qui assunte dalle strutture territoriali ed anche dei silenzi del nazionale, per recuperare quel minimo di coerenza senza la quale si perde in credibilità ma anche, in fin dei conti, in sostanza sindacale. Se il sindacato smette di perseguire il principio della tutela della dignità dell’uomo e si allea con chi, pur di fare del profitto, passa sopra ai più elementari principi etici, che cosa ci sta a fare? Da cosa si distingue rispetto a qualsiasi altra organizzazione lobbistica? Nessun lavoratore della Rwm si è mai espresso pubblicamente sulle scelte aziendali. Sono tutti «orgogliosi di lavorare nel settore della difesa», come gli hanno fatto sottoscrivere su carta intestata della ditta? In che senso poi intendano la «difesa» sarebbe da spiegare ai civili yemeniti.

Oppure siamo di fronte a persone tenute sotto ricatto dal padrone tedesco (in questo caso)? Che cosa ne pensa la Rsu? È normale che nessuno si esprima personalmente o in gruppo? E che nessuno accetti di dialogare con noi che, prima che Rwm delocalizzi, vorremmo che si creassero alternative valide per tutti i dipendenti?
Inoltre, da quale parte sta la Cgil rispetto alla questione degli armamenti esportati dall’Italia in tutto il mondo, perfino negli Stati dove sono più evidenti le violazioni dei diritti umani e, fra l’altro, prodotti, in larga misura, da società partecipate dallo Stato? Ti sarei grato e ti saremmo grati in tanti iscritti – pronti a ritirare la delega se dovesse perdurare questa latitanza rispetto ad un punto fondante dello Statuto – se potessi rispondere fattivamente quanto prima.

* portavoce Comitato Riconversione Rwm

FONTE: Arnaldo Scarpa *, IL MANIFESTO

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This