«Naufragio in Libia, almeno 90 migranti morti», il mese scorso le vittime sono state 246

Tripoli smentisce la tragedia, ma dieci corpi sono stati ritrovati sulle coste libiche. E l’Economist loda il «metodo Minniti»

Adriana Pollice • 3/2/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 1029 Viste

Novanta migranti, in gran parte pachistani, dispersi in mare: la notizia è stata diffusa ieri dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Erano su un barcone al largo delle coste libiche, si sono ribaltati ma nessuno nelle vicinanze li ha avvistati e così sono finiti in acqua senza soccorso. L’allarme è scattato quando dieci corpi senza vita sono stati trasportati dalla corrente sulla spiaggia nei pressi di Zuwara. Solo in tre sono riusciti a sopravvivere: uno è stato messo in salvo da un pescatore, gli altri due hanno nuotato fino a riva. Un naufragio con «non meno di 90, 100 migranti dispersi», secondo la stima ufficiale di Tripoli, era avvenuto una ventina di giorni fa al largo di Khoms. La presenza di due libici, tra i cadaveri spiaggiati ieri, è considerata inconsueta: «Si potrebbe trattare di trafficanti» ha spiegato il portavoce dell’Oim, Joel Millman, che ha poi aggiunto «sono stati 29 i libici recuperati o intercettati mentre tentavano la traversata verso l’Europa in tutto il 2017». È invece in aumento il numero di pachistani: 3.138 sono arrivati in Italia l’anno scorso via mare, la tredicesima nazionalità più numerosa rispetto ai 119.369 sbarchi totali. A gennaio però il Pakistan è diventato la terza nazione di provenienza: in Italia il mese scorso sono arrivati in 240 a fronte dei nove del gennaio 2017.

Secondo l’Oim, la rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più pericolosa per chi cerca di arrivare in Europa: il mese scorso le vittime accertate sono state 218 sul totale di 246 (a gennaio 2017 erano state 254), 28 hanno perso la vita nel corridoio verso la Spagna. Gennaio 2018 è stato il secondo mese più letale, dopo giugno 2017. L’anno scorso il totale delle vittime accertate è stato di 3.166. Dal 2014 ci sono stati più di 3mila migranti morti nel Mediterraneo all’anno. Il mese scorso in 6.624 hanno raggiunto l’Europa: gli arrivi in Italia sono stati 4.256 (a fronte dei 4.531 dell’anno scorso), il 64% del totale; 1.279 in Spagna (19%); 1.089 in Grecia (16%). Nello stesso periodo dello scorso anno erano stati di meno a entrare in Ue, 5.983.

La marina libica ieri ha negato la ricostruzione del naufragio fatta dall’Oim: «La nostra Guardia costiera ha perlustrato l’area antistante Zuwara già giovedì sera, senza trovare traccia né del barcone né dei migranti. All’alba di venerdì l’unità Sabrata della Guardia costiera ha perlustrato le acque fino al confine con la Tunisia, senza trovare tracce. Anche in un terzo tentativo non è emerso nulla». La Marina ha chiesto alle Organizzazioni internazionali di fornire le prove «altrimenti la consideriamo parte di una campagna contro la Libia». Tripoli è tornata ad accusare le Ong: la loro presenza nelle acque territoriali libiche incoraggerebbe i migranti a fare la traversata. «C’è una responsabilità della Comunità internazionale e dell’Europa, che sono legate a queste organizzazioni – afferma la nota -, per la morte delle vittime della tratta dei migranti». Tripoli ha poi ricordato di aver riportato in Libia, tra mercoledì e giovedì, 362 naufraghi in tre differenti operazioni.

Il settimanale The Economist è tornato a elogiare «il metodo Minniti» e gli accordi siglati dal ministro degli Interni italiano con la Libia. Si tratta però degli stessi accordi messi sotto accusa da Amnesty International e Oxfam, in due comunicazioni separate, giovedì scorso. Il Memorandum siglato dall’Italia a Tripoli il 2 febbraio del 2017 «manca di sufficienti salvaguardie per i diritti umani e per la legge internazionale relativa alla protezione dei profughi» avverte Oxfam. Che sottolinea come il governo italiano abbia «varie volte enfatizzato come l’accordo sia stato firmato principalmente per porre fine alle morti in mare e a viaggi della speranza gestiti dai trafficanti di esseri umani; tuttavia il tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo centrale non è variato significativamente».

Dura anche Amnesty International: «Il governo italiano, sostenuto dalla Ue, ha fatto un accordo sospetto col governo libico che ha intrappolato migliaia di migranti nella miseria. Le persone sono costrette a sopportare torture, detenzione arbitraria, estorsione e condizioni impensabili nei centri del governo libico» ha dichiarato Iverna McGowan, direttore dell’ufficio europeo. «I governi Ue hanno cercato soluzioni rapide attraverso l’evacuazione dai centri senza garanzie che chi torna nel suo paese possa ricominciare a vivere in sicurezza» ha concluso McGowan. L’Italia ha fornito attrezzature e addestramento ai libici, che hanno ricondotto indietro 20mila migranti nel 2017. Centinaia di migliaia sono bloccati nelle peggiori condizioni: «Farli uscire da questi terribili centri è la priorità» conclude Amnesty International.

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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