Terrore a Macerata, caccia al nero al grido di «viva l’Italia»

Nella città marchigiana scossa dal brutale omicidio di Pamela si scatena il razzismo: ragazzo di estrema destra spara sui migranti, sei feriti, cinque uomini e una donna, tutti originari dell’Africa subsahariana

Luca Pakarov • 4/2/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 514 Viste

Sembrava la classica mattina tranquilla a Macerata, malgrado nei bar si parlasse solamente del macabro ritrovamento di Pamela Mastropietro, rinvenuta mercoledì in due valigie nelle campagne con il corpo sezionato e per cui nella stessa mattinata di ieri è stato convalidato l’arresto di Innocent Osenghale. Poi è iniziato il finimondo.

DAVANTI AL SUPERMERCATO Conad di via dei Velini, mancava poco alle 11, i primi spari e il primo ferito, poi ha preso la direzione del centro sparando e ferendo un uomo davanti a un bar di corso Cairoli. Ha continuato a puntare la pistola contro una donna immigrata davanti alla stazione, poi in via Pancalducci, via Cioci, via Spalato (dove c’è la casa di Osenghale in cui si sospetta abbia martoriato il corpo di Pamela Mastropietro), contro la sede del Pd. Spari, spari ovunque e segnalazioni di avvistamento. E ancora altri colpi nella frazione di Casette Verdini contro il bar H7 e a Piediripa, tanto che per un’oretta buona si cercavano più persone. Poi si è capito che i colpi di pistola partivano da una sola auto, un’Alfa 147 nera senza targa, e un solo uomo.

A UN CERTO PUNTO NELLE CASE dei maceratesi è arrivata la telefonata registrata dal sindaco Romano Carancini, in cui si invitava la popolazione a non muoversi e a cercare riparo. Con gli studenti serrati nelle scuole, le strade vuote, i mezzi pubblici fermi, la città si è completamente bloccata.

Da subito il giornale online più letto nella provincia aveva indicato in due uomini immigrati i responsabili della sparatoria (indicazione poi rimossa dal sito), facendo pensare a una guerra fra bande. E nei commenti s’è scatenata la richiesta di espulsione, vendetta, legalità, sicurezza, «Boldrini boia e Salvini premier». Proprio Salvini al ritrovamento di Pamela Mastropietro aveva commentato: «Immigrato nigeriano, permesso di soggiorno scaduto, spacciatore di droga. È questa la risorsa fermata per l’omicidio di una povera ragazza di 18 anni. Espulsioni, espulsioni, espulsioni».IL CLIMA SURREALE DI UNA giornata uggiosa è stato rotto solo quando giornalisti e fotografi affluivano verso il punto dove Luca Traini, il giustiziere «ariano» che avrebbe voluto una strage di immigrati per le vie di Macerata, ha messo fino al suo personale far west. Sul sedile restava l’arma, una Glock 4. Colpite 6 persone tra i 22 e i 33 anni, cinque uomini e una donna, tutti immigrati, provenienti da Gana, Nigeria e Mali. Nessuno fortunatamente in pericolo di vita.

LUCA TRAINI, CHE HA TATUATO sopra l’occhio destro il simbolo di Terza Posizione, movimento neofascista di fine anni ’70, ha fatto a modo suo.

Anche l’assessore alla cultura della Lega Nord di Ascoli Piceno, Giorgia Latini, probabilmente deve aver letto il medesimo articolo, in mattinata ha scritto la sua con gli hashtag #piùsicurezza e #salvinipremier. Post puntualmente rimosso.

CIÒ CHE CONTINUA A SALTARE all’occhio è che, se in un’altra occasione, chiunque avrebbe gridato all’attentato terroristico, in questo caso invece c’è stata la declinazione di «opera di un folle». Anche Renzi l’ha così definito. Bene sarebbe ogni tanto utilizzare le parole giuste: fascista.

IN ALTA CLASSIFICA FRA LE CITTÀ più vivibili d’Italia, Macerata è anche tra le dieci finaliste come Capitale italiana della cultura 2020, città della lirica con lo Sferisterio e della pace (come recitano i cartelli all’ingresso), è governata dal Pd e da sempre ispirata ai valori cattolici. Ieri, per tutt’altro, si è ritrovata scaraventata sulle cronache dei maggiori quotidiani europei, come durante il terremoto del 26 ottobre 2016. Ma che il clima in provincia e nell’intera regione sia cambiato, è un sentore che si ha da tempo. Difficile allora non vedere convergenze fra la morte della diciottenne romana e il ventottenne Traini (fra l’altro, all’inizio dei fatti, giravano voci che l’attentatore fosse il fidanzato di Pamela). Difficile allora non pensare agli effetti dei tanti allarmismi dei quotidiani locali sul tema sicurezza e all’effetto di questi sulla percezione degli abitanti e sul proliferare di pagine Facebook razziste. E in questo senso qualcuno dovrebbe farsi un’analisi di coscienza.

DA TEMPO LA STAMPA LOCALE è farcita da reportage (si fa per dire) sullo spaccio, sui bivacchi dei migranti che rendendo la città insicura, mappature dei luoghi pericolosi, un bombardamento continuo per una città che non è Detroit, né Bagdad, che fra il 2015 e il 2016 ha visto scendere il numero dei reati del 15% (fonte Dps e Istat). Difficile non riflettere sullo sciacallaggio politico dopo l’omicidio e su chi ci sta facendo campagna elettorale.

I RISULTATI SONO MALUMORE e risentimento, continui attacchi alla Ong Gus, Gruppo Umana Solidarietà, che si occupa dell’accoglienza e accusata di speculare sugli immigrati, il rinvigorirsi dei neofascisti di Ordine Futuro Marche e Casa Pound. E Forza Nuova, che ha indetto una manifestazione per il 6 febbraio e preso le difese di Traini: «Sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini». Solidarietà che verrà recepita da tanti come Traini che cercano un motivo per esistere.

IERI SI SAREBBE DOVUTO svolgere anche un sit-in della comunità nigeriana per condannare ogni forma di violenza ed esprimere solidarietà alla famiglia di Pamela. In serata anche l’arrivo del Ministro degli Interni Minniti per fare il punto. Mentre Macerata diventa Trendic topic mondiale su Twitter, sui social continua la bagarre isterica e senza senso alimentata dai giustizieri della tastiera: «Dovevi prendere meglio la mira», oppure l’utente Roberto G. che sintetizza così l’umore di chi non sono razzista però: «Non credo che Luca sia un eroe per il gesto fatto. Tuttavia capisco ciò che ha fatto…».

FONTE: Luca Pakarov, IL MANIFESTO

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