Macerata reagisce al terrorismo razzista, sabato manifestazione nazionale

Dall’assemblea cittadina, su iniziativa del centro sociale Sisma, parte la chiamata per una manifestazione nazionale antifascista

Mario Di Vito • 6/2/2018 • Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 609 Viste

MACERATA. L’hanno chiamata «l’altra Macerata» quella che domenica pomeriggio si è vista nei giardini Diaz per dire «no» alla follia razzista che sabato si è riversata in città. In realtà quelle centinaia di persone in assemblea sono la vera Macerata, una città in cui, va sottolineato, non ci sono sedi né di Casapound né di Forza Nuova.

La follia terrorista di Luca Traini – che sabato mattina ha sparato all’impazzata dalla sua auto e ha ferito sei persone tutte di origine africana – ha colto di sorpresa una comunità che si pensava immune da certe cose e ancora risuona praticamente ovunque il messaggio vocale inoltrato a mezza città dal sindaco Romano Carancini: «Stanno sparando per strada, rimanete in casa. Riparatevi».

SABATO PROSSIMO, però, Macerata non rimarrà in casa, ma scenderà di nuovo in piazza, e invita tutta l’Italia, per una manifestazione nazionale contro il fascismo e il razzismo. L’input arriva dal Sisma, il centro sociale che da vent’anni è baricentro di tutte le lotte della zona.

«Chi ha sparato per le strade della città ha un profilo politico chiaro – si legge in un comunicato -: candidato della Lega, tatuaggio di Terza Posizione in fronte, frequentazioni in vari ambienti di estrema destra, al momento dell’arresto ha fatto il saluto romano con il tricolore legato al collo. Si tratta chiaramente di un’azione di matrice fascista». E ancora: «Episodi come questi vanno combattuti nel quotidiano, in ogni ambito, non sono sufficienti purtroppo i dati e le statistiche che da soli basterebbero a dimostrare in maniera evidente come quello dell’immigrazione sia un dibattito completamente folle e drogato da un substrato razzista. La risposta a questi gravissimi fatti deve essere immediata ma non dovrà esaurirsi nella comprensibilissima onda emotiva iniziale».

Nel giro di poche ore, le adesioni alla marcia antifascista di sabato sono arrivate da moltissime realtà italiane, con migliaia di persone intenzionate a partecipare, perché la sparatoria di sabato non è un problema della sola provincia marchigiana, ma riguarda tutti. Il portale Ecn, infatti, ha stimato che, tra il 2014 e il 2018, le aggressioni e le azioni violente di matrice fascista in Italia sono state centoquaranta.

Nella giornata di ieri, poi, in città si è fatto vedere il ministro Maurizio Martina, che ha visitato la sede del Pd su cui Traini ha sparato un colpo con la sua Glock. La campagna elettorale è implacabile e già si dice che in settimana arriveranno tanti altri big nazionali in cerca di consenso spicciolo.

DOPO UN’INTERROGATORIO andato avanti per diverse ore, la procura di Macerata ha formalizzato a Luca Traini l’accusa di strage aggravata dal razzismo. Il 28enne è stato trasferito al carcere di Montacuto (Ancona), nella sezione d’isolamento, vicino di cella di Innocent Oshagale, il nigeriano accusato di aver ucciso e fatto a pezzi la giovane Pamela Mastropietro.

L’AVVOCATO DI TRAINI, Giancarlo Giulianelli, ha già ben chiara quella che sarà la sua linea difensiva e ha fatto sapere ai cronisti di voler chiedere una perizia psichiatrica per il suo assistito, «incapace di intendere e di volere» e con una diagnosi di sindrome borderline già nella cartella clinica.

Resta in piedi la questione politica: com’è possibile che Traini, per i suoi comportamenti inquietanti, sia stato cacciato dalla palestra che frequentava ma non dalla Lega. E se i dirigenti locali del partito di Matteo Salvini sostengono di non vedere il ragazzo da tanto tempo, altre fonti sostengono che Salvini poche settimane fa abbia partecipato a un evento elettorale. La stessa segreteria provinciale, d’altra parte, già dalle prime ore dopo i tragici fatti di sabato, aveva provato a mettere in correlazione l’azione di Traini con la fine di Pamela, alludendo al fatto che lui fosse innamorato di lei, circostanza seccamente smentita dallo zio della giovane. In compenso, dalla sua perquisizione domiciliare sono emersi una copia del Mein Kampf, una bandiera con la croce celtica, manifesti del Ventennio e altra paccottiglia.Alla luce di questi fatti, c’è ancora chi ha problemi a usare la parola «fascismo», e continua a preferire la storia di uno squilibrato che ha deciso di sparare per questioni personali.

Il tentativo di intorbidire le acque alla fonte è palese. Sabato Macerata risponderà anche a questo.

FONTE: Mario Di Vito, IL MANIFESTO

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