Forza nuova e Casa Pound calano a Macerata

L’ultra-destra prova a mettere il cappello sulla fiaccolata per Pamela, la ragazza uccisa a Pollenza

Mario Di Vito • 7/2/2018 • Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 880 Viste

Il colore dell’odio. Fn pagherà le spese legali a Luca Traini, il leader atteso in città domani. Matteo Salvini in campagna elettorale arriva nelle Marche

MACERATA. L’onda nera sta arrivando. Prima della grande manifestazione antifascista prevista per sabato, Macerata dovrà affrontare una serie di appuntamenti da brivido

Ieri sera, ai cancelli della città, è andata in scena una fiaccolata in memoria di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa e fatta a pezzi la settimana scorsa a Pollenza, nell’entroterra. Paolo Diop, maceratese e rappresentante del Movimento Nazionale che fa capo all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha provato a metterci il cappello sopra, ma, a quanto si apprende, a convocare il sit in è stata l’associazione «L’esistenza ora», fondata lo scorso dicembre con l’obiettivo di sensibilizzare sui temi della violenza di genere. Presenti, tra gli altri, la madre e lo zio della giovane uccisa.

Nei giorni scorsi, poi, aveva annunciato il suo arrivo a Macerata il leader di Forza Nuova Roberto Fiore. Inizialmente era previsto per ieri pomeriggio, poi la questura ha smentito di aver ricevuto comunicazioni in merito, infine è arrivata la convocazione ufficiale di un comizio per domani sera alle 20.30. Sul manifesto dell’iniziativa si vede il volto di una donna con la mano di un uomo nero a tapparle la bocca e la scritta «di immigrazione si muore».

FORZA NUOVA, ad ogni buon conto, dopo essere stata la prima forza politica a solidarizzare con lo sparatore, ha già annunciato di voler sostenere le spese legali di Luca Traini, il 28enne che sabato scorso ha aperto il fuoco e ferito sei africani in giro per la città. Alcuni militanti forzanovisti delle Marche, comunque, girano da giorni in città e si sono fatti vedere persino fuori dalla sede del Pd durante la visita del vicesegretario Maurizio Martina.

Chi pure metterà piede in città è Simone Di Stefano di Casapound. Con lui l’appuntamento è alle 16 di oggi, alla Galleria Scipione per un conferenza stampa. Nel pomeriggio di ieri una decina di persone è andata a farsi sentire nel bar che ospiterà il leader della formazione di estrema destra.

MATTEO SALVINI della Lega, dal canto suo, non arriverà ad annusare l’aria di Macerata ma, sempre domani, si farà vivo prima sulla costa (a Civitanova Marche) e poi tra i terremotati a Camerino.

Traini è un militante leghista ormai storico: candidato alle elezioni comunali di Corridonia a giugno (zero preferenze raccolte), parte del servizio d’ordine locale durante un comizio dello stesso Salvini e già pronto a lanciarsi nella campagna elettorale delle politiche, con la sua presenza segnalata anche a una cena di autofinanziamento, non più di due settimane fa. Dettagli di non poco conto e che stonano con la linea ufficiale adottata dai leghisti, che continuano a sostenere di averlo perso di vista da tanto tempo.

IL CLIMA È INQUIETANTE, tanto che l’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli, sostiene di essere sommerso di telefonate di sostegno verso il suo assistito. Anche lui, comunque, tende a generalizzare nel tentativo di alleggerire la posizione del 28enne: «Questa classe politica come ha tratto il problema dei migranti? Luca è la punta di un iceberg, la più eclatante da condannare, ma la base è molto più vasta. Non è un fatto di razzismo, molte persone non condividono il modo di gestire i flussi degli stranieri». Traini ascoltato dal gip  si è avvalso della facoltà non rispondere. Ma dopo che il magistrato ha lasciato il carcere di Montacuto dopo aver convalidato l’arresto, il 28 enne avrebbe reso dichiarazioni spontanee al pm Stefania Ciccioli, ribadendo che non era sua intenzione colpire l’unica ragazza nera rimasta ferita.Il centro sociale Sisma guarda con sgomento a questi fatti e invita tutti «in forma spontanea a intervenire per garantire materialmente e fisicamente un diritto nato dalla Resistenza», cioè per difendere «la sospensione delle basilari garanzie democratiche» dovute alla presenza di gruppi apertamente neofascisti in città, all’indomani di una tentata strage che ha una matrice politica ben precisa.

Dal tribunale, intanto, arriva un clamoroso colpo di scena sul caso dell’omicidio di Pamela. Nel convalidare il fermo di Innocent Oseghale, il gip ha lasciato cadere l’accusa di omicidio volontario, confermando però quelle di vilipendio e occultamento di cadavere. Secondo il giudice, gli indizi raccolti fino a questo momento non bastano per escludere che la 18enne sia morta di overdose, con Oseghale che poi, per disfarsi del corpo, ha deciso di farlo a pezzi e metterlo in due trolley. Gli inquirenti tengono al centro del mirino anche un altro indagato, l’uomo che avrebbe venduto la dose mortale di eroina. Se l’autopsia confermerà la tesi della morte per droga, per lui si spalancheranno le porte dell’accusa di omicidio.

FONTE: Mario Di Vito, IL MANIFESTO

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