Il sindaco di Macerata chiede di non manifestare, l’ANPI obbedisce

Anpi, Arci, Cgil e Libera revocano la convocazione antifascista indetta per sabato. Il centro sociale Sisma: noi andremo in piazza

Mario Di Vito • 8/2/2018 • Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 428 Viste

Retromarcia. L’appello di Carancini per fermare i cortei in una città blindata tra comizi di Casapound e Forza Nuova. Il ministro Orlando in ospedale dalle vittime della sparatoria

MACERATA. Alla fine la Macerata antifascista scenderà in piazza comunque, sabato pomeriggio. La decisione è stata presa nel tardo pomeriggio di ieri, ai margini di una giornata segnata dalla clamorosa retromarcia di Cgil, Anpi, Arci e Libera, che invece hanno scelto di non aderire alla manifestazione nazionale contro il fascismo e i razzismo, convocata dal centro sociale Sisma in seguito alla sparatoria del 28enne militante della Lega Luca Traini, la settimana scorsa.

IL FRONTE SI È SPACCATO nella serata di martedì, dopo l’ennesima assemblea. Le posizioni dei centri sociali e quelli delle associazioni e dei partiti, divisi soprattutto da questioni organizzative e di ‘paternità’ della piazza.

La frattura sembrava tuttavia ancora sanabile, ma poi, ieri mattina, il sindaco Romano Carancini (Pd) ha sferrato quello che è da leggere come il colpo di grazia all’unità dei movimenti antifascisti. Da un post pubblicato sul proprio profilo di Facebook, il primo cittadino di Macerata ha infatti chiesto uno stop per tutte le manifestazioni, brandendo la retorica del «rischio di ritrovarsi dentro divisioni e possibili violenze che non vogliamo». Parole al vento se si considera che appena poche ore dopo il leader di Casapound Simone Di Stefano ha camminato in tutta tranquillità tra le vie del centro, chiedendo la pena di morte per chi ha fatto a pezzi la giovane Pamela Mastropietro. Lo scenario è stato piuttosto surreale, con una decina di ragazzi a fare da codazzo al proprio capo tribù, tra un turbinio di telecamere e di cronisti con il taccuino aperto. Nessun incidente, ma nemmeno particolare trasporto da parte della cittadinanza: va sempre ricordato, in fondo, che a Macerata non esistono sedi né di Casapound né di Forza Nuova.

Nemmeno un’ora e mezza dopo, Di Stefano era già ad Ancona, altra tappa marchigiana del suo tour elettorale. Il comizio è andato in scena nell’aula consiliare, con i rappresentanti di Casapound che, per accaparrarsela, hanno anche messo la firma in calce al regolamento comunale per quello spazio, che impone una dichiarazione di adesione ai dettami antifascisti della Costituzione. Almeno formalemente, si può dire che Casapound ha rinnegato il Ventennio, in nome della campagna elettorale. Qualche minuto prima gli antifascisti del centro sociale Asilo Politico avevano fatto un breve blitz nella sala, esponendo striscioni contro il fascismo.

CARANCINI, MODERATO per abito e vocazione, alfiere di Matteo Renzi che se l’è pure portato dietro a Roma alla presentazione dei candidati, si sforza ancora di descrivere la sua città come una tranquilla oasi di felicità – e la foto a margine del post, con una piazza della Libertà affollata per un grande aperitivo vorrebbe confermare queste intenzioni -, probabilmente nel tentativo di non sporcare troppo il buon nome di una Macerata candidata a diventare la capitale europea della cultura nel 2020, con la decisione che verrà presa nei prossimi giorni. La sparatoria di sabato scorso viene vista come cattiva pubblicità, con buona pace dei sei ragazzi feriti dalla follia fascista di Traini.

È così che i vertici nazionali di Cgil, Arci, Anpi e Libera si sono sfilati dal corteo in programma per sabato, con una presa d’atto dell’appello, «seppur tardivo», di Carancini.

Per le quattro sigle firmatarie del comunicato di dissociazione dal corteo, comunque, l’appuntamento con la piazza è solo rimandato.

Il Sisma ha deciso di andare avanti lo stesso: appuntamento confermato per sabato. Le parole più dure sono riservate al sindaco Carancini, la cui presa di posizione viene bollata come «irricevibile» perché «pone sullo stesso piano le iniziative lanciate da quanti rivendicano l’attacco terroristico di sabato scorso e la grande manifestazione di condanna di quanto accaduto. Così facendo, cede e alimenta il clima di paura che vorrebbe tenere in ostaggio la città». Hanno confermato la loro presenza in città anche tante altre realtà, come Potere al Popolo e il Baobab di Roma, oltre a vari centri sociali da tutta l’Europa.

Domani la sortita istituzionale proseguirà con una visita alla madre di Pamela Mastropietro.A MACERATA, IERI, mentre la partita politica si intrecciava, il ministro della Giustizia Andrea Orlando si è recato all’ospedale, dove sono ancora ricoverati due dei sei feriti di sabato scorso: il 20enne ghanese Wilson Kofi e la nigeriana Jennifer Otiotio, che però al momento del suo arrivo era in sala operatoria. «Credo sia giusto manifestare la nostra solidarietà a questi ragazzi colpiti solo per il colore della loro pelle – ha detto il ministro -. Un fascista ha infangato il tricolore, io come ministro devo difendere la nostra bandiera». A seguire, Orlando si è recato anche in tribunale, dove ha incontrato il procuratore Giovanni Giorgio e il presidente Gianfranco Coccioli.

FONTE: Mario Di Vito, IL MANIFESTO

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