Negli USA marcia anti armi dei liceali. Trump contro l’Fbi

Negli USA marcia anti armi dei liceali. Trump contro l’Fbi

WASHINGTON Donald Trump fissa quel nesso di causa ed effetto che era nell’aria da qualche giorno tra i repubblicani: l’Fbi perde tempo con il Russiagate, invece di prevenire stragi come quella di Parkland. E intanto a Mosca «muoiono dal ridere».

Nel fine settimana il presidente ha incontrato i feriti e i familiari delle vittime: 17 tra studenti e insegnanti uccisi con una mitraglietta Ar-15 dal diciannovenne Nikolas Cruz. Il dolore di Parkland si è già trasformato in rabbiosa protesta. Qualcosa di nuovo, stavolta, sta emergendo dalle veglie con le candele e i palloncini. L’altra sera gli studenti hanno organizzato manifestazioni in due cittadine della Florida per chiedere una stretta sulle armi. Inoltre è stata annunciata una grande manifestazione a Washington per il 24 marzo. Ci sono tutti i segnali perché il movimento «No more guns», basta armi, possa diventare qualcosa di simile al #metoo, contro la violenza sulle donne. Vedremo. Anche in questo caso, Trump è il bersaglio ultimo delle dimostrazioni.

Il leader della Casa Bianca cerca di sottrarsi all’assedio. In settimana riceverà una delegazione di alunni e insegnanti della Marjory Stoneman Douglas High School, il liceo colpito. Ma soprattutto, con i suoi tweet di ieri mattina, ha scaricato le responsabilità sul Federal bureau. Primo flash: «È molto triste che l’Fbi abbia ignorato i segnali sul killer provenienti dalla Florida. Questo non è accettabile. Gli agenti stanno impiegando troppo tempo per cercare di provare la collusione tra la Russia con il comitato elettorale di Trump. Ma non c’è collusione. Tornate al vostro lavoro principale e rendeteci orgogliosi di voi!».

Venerdì scorso il Super procuratore Robert Mueller ha depositato l’atto d’accusa per «cospirazione» a carico di 13 russi, tra i quali l’oligarca Eugeny Prigozhin, molto vicino a Vladimir Putin. Il testo è solo una prima conclusione del Russiagate. Ci sono ancora molte tracce da esplorare nei rapporti tra rappresentanti del clan Trump e il Cremlino.

Il consigliere per la Sicurezza nazionale, il generale Herbert Raymond McMaster, ha commentato da Monaco, dove si trovava per la Conferenza sulla sicurezza: «Adesso sono incontrovertibili le prove sull’interferenza russa nelle nostre elezioni». Ma Trump lo ha pubblicamente rimproverato, sempre su Twitter: «Il generale McMaster dimentica di dire che il risultato delle elezioni del 2016 non è stato condizionato o alterato dai Russi e la sola “collusione” fu quella tra la Russia, la Corrotta H (Hillary ndr ) e i democratici». E infine: «Se l’obiettivo dei russi era quello di creare discordia, disfunzioni e caos negli Stati Uniti, con tutte queste audizioni parlamentari, indagini e odio fazioso, ebbene ci sono riusciti ben oltre i loro sogni più audaci. Stanno morendo dal ridere a Mosca. America cerca di essere intelligente!».

FONTE: Giuseppe Sarcina, CORRIERE DELLA SERA



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